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LA STORIA» L’IMPRENDITORE CON LA PASSIONE PER I MOTORI
FUCECCHIO. Un colpo di genio che ti cambia la vita, che ti catapulta sul palcoscenico della storia: Giorgio Billi, fucecchiese classe 1924, negli anni Cinquanta e Sessanta rivoluzionò il mondo della...
FUCECCHIO. Un colpo di genio che ti cambia la vita, che ti catapulta sul palcoscenico della storia: Giorgio Billi, fucecchiese classe 1924, negli anni Cinquanta e Sessanta rivoluzionò il mondo della produzione di calze da donna, rendendo semplice e veloce produrle.
Grazie ai suoi brevetti - e agli stabilimenti da lui messi in piedi - poté permettersi il "lusso" di creare da zero una scuderia di Formula 1, con la "pazza idea" di sfidare il Drake Enzo Ferrari. La storia di Billi è lunga e articolata e necessita di numerose premesse: Billi nasce a Fucecchio e inizia a lavorare nel calzificio del padre. Dopo anni di esperienza capisce - ed è qui che la sua vita svolta - che le calze di nylon si possono produrre senza cuciture e senza l'ausilio dei pesanti telai. Billi deposita cinquanta brevetti ed inizia ad esportare nel mondo le sue "creature" per cucire. Accumula una vera e propria fortuna.
Nel frattempo - a Maranello - la Ferrari del Drake vive momenti di tensione: dopo il titolo del 1961 con l'americano Phil Hill e in seguito ad un litigio tra la moglie di Ferrari e il ragionier Gerolamo Gardini, a Maranello avviene una vera e propria diaspora, con Enzo Ferrari che licenzia ben otto suoi collaboratori. Se ne vanno gli ingegneri Giotto Bizzarrini e Carlo Chiti, oltre agli altri dirigenti Federico Giberti, Ermanno Della Casa, Fausto Galassi, Romolo Tavoni ed Enzo Selmi, tutto per solidarietà al collega Gardini. Qui i destini di Billi e Ferrari si incrociano: «Non potevo dire di no - inizia a raccontare Billi - a quel progetto. Prendemmo i reduci dalla Ferrari e li portammo a Pontecchio Marconi, dove aprimmo il nostro stabilimento. I volanti li affidammo ai due piloti uscenti della Ferrari: il campione del mondo 1961 Phil Hill e l'italiano Giancarlo Baghetti. Chiamammo la scuderia Serenissima Automobili Turismo Sport». Insieme a Billi due finanziatori diversissimi tra loro: Giovanni Volpi conte di Misurata da una parte e Jaime Ortiz Patino dall'altra, ricchissimo magnate dello stagno.
Tutto procede bene, finchè il destino non gioca il suo primo scherzo: nel novembre 1962 un amico del Conte di Misurata (Ricardo Rodriguez) perde la vita durante un Gran Premio. Volpi, che è ancora proprietario di un'altra scuderia, la SSS Repubblica di Venezia, decide di lasciare. Poco dopo anche Jaime Patino se ne andrà, lasciando solo Billi, che liquiderà entrambi con 250 milioni di lire a testa. Così Billi, in un batter d'occhio, perde i suoi due compagni d'avventura: «Volpi volle lasciare - ricorda Billi - in seguito a quella tragedia. Lui voleva costruire auto da turismo, io sostenevo che per farci conoscere prima dovevamo far bene con la Formula 1. Rimasi solo ma la macchina riuscimmo comunque a farla». La chiameranno Ats tipo 100, nata dal genio dell'ingegner Carlo Chiti, nelle mani del campione del mondo 1961 Phil Hill e di Giancarlo Baghetti. Uno dei collaudatori, invece, era un inglese dalle mille vite, l' ex carrista nel D-Day Jack Fairman. Il debutto è programmato per il Gran Premio del Belgio a Spa - Francorschamps: Hill si qualifica diciassettesimo, Baghetti ultimo. In gara le due rosse Ats - all'epoca le auto italiane erano tutte di questo colore - si ritirano per vari problemi. Al Gran Premio successivo succede un episodio curioso, un qualcosa che oggi non succederebbe mai: Billi si mette il casco e sale sull’Ats per le prove libere. Immaginatevi oggi di vedere Luca Cordero di Montezemolo che corre con la monoposto di Fernando Alonso. Era un altro mondo, visto che le Ats Formula 1 venivano provate nelle strade vicino Pontecchio Marconi, come se oggi Kimi Raikkonen sfrecciasse fra le stradine di Maranello.
Si arriva al Nurburgring, un tracciato che all'epoca misurava 22 chilometri. Qui ne accade un'altra: il camion che trasporta le monoposto finisce in un fosso e danneggia le auto , con le Ats che non riescono a schierarsi sulla griglia di partenza. La più grande soddisfazione invece arriva a Monza, quando le Tipo 100 sono le uniche rosse al traguardo, con le Ferrari ritirate. A fine stagione Billi molla, si vuole concentrare su altri progetti: le auto stradali, una linea aerea - l'Air Tirrenia - con aerei russi (gli Yakovlev), oltre alle sue aziende. L'ultima impresa Billi la compirà nel 1969 quando - grazie al suo P-51 Mustang, un caccia monomotore - riuscirà a concludere una trasvolata dalla Florida a Firenze, passando sette ore volando sull'oceano. Oggi, a distanza di decenni, rimangono tanti ricordi: «Ho conosciuto personaggi di tutti i tipi: lo stesso Ferrari, che era un mito, non mancava di essere sfacciato e spavaldo. Ho guidato per anni la mia Ferrari modificata secondo le indicazioni di un grande pilota dell'epoca: Stirling Moss. Sono stato al Cremlino da Krusciov, ho conosciuto il progettista russo Yakovlev, ero amico dell'avvocato Gianni Agnelli. Ho vissuto tantissime esperienze, ora sono un tranquillo pensionato». Billi verrà premiato il 27 giugno a Palazzo Vecchio, poichè nella sua esistenza è stato anche presidente della storica scuderia Biondetti.
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