Sicurezza
Morti per una mina legata a una vanga
Padre e figlio uccisi sul greto dell’Arno a Spicchio
VINCI. La guerra infame delle mine lasciate sul campo La Liberazione, il 2 settembre del 1944, fu accolta con gioia e sollievo dalla popolazione di Empoli, di Spicchio, di Sovigliana e di Vinci. Ma la guerra aveva lasciato tracce profonde e ferite non rimarginabili, e c’era poco da festeggiare, visto che in ogni famiglia c’erano stati lutti e perdite. E ancora purtroppo non era finita; i campi erano disseminati di ordigni inesplosi, che provocheranno anche nell’Empolese decine di vittime nei mesi e addirittura negli anni dopo la fine della guerra. Tante persone poi morirono per un ultimo sussulto di crudeltà da parte dei tedeschi invasori.
Quella crudeltà che li aveva portati a lasciare dietro di sé insidie esplosive inimmaginabili destinate a caso a chiunque fosse capitato lì per qualsiasi motivo. È il caso di Italo e Renato Corti di Spicchio. « Alle otto del mattino del 16 ottobre del 1944 – ci racconta Grazia Corti, spicchiese doc - mio nonno Italo decise di andare sul greto dell’Arno a riprendersi la sua vanga, abbandonata insieme a tante altre cose vicino al fiume, in via Limitese a Spicchio, all’altezza della cabina dell’Enel che fra l’altro esiste sempre. Era una mattina uggiosa, con una pioggerellina insistente che pareva annunciare sventura. Lo accompagnò mio zio Renato, casualmente, perché quella mattina avrebbe dovuto recarsi a Firenze insieme a Ugo Birindelli, ma visto che pioveva non ne aveva fatto di nulla. Tragiche coincidenze e appuntamenti con il destino. Erano finalmente, dopo tanto tempo, felici di aver riabbracciato mio padre Sirio, ritornato da appena tre giorni dopo aver trascorso sette anni in Albania prima nelle fila del Regio Esercito e poi in fuga dai tedeschi. “ Vado a riprendere la pala” – affermò dunque Italo – ma appena sollevato l’attrezzo, una forte esplosione investì entrambi gli uomini. Un filo era stato legato al manico della pala e collegato ad una mina antiuomo. L’esplosione fu devastante e morirono tutti e due orrendamente massacrati da quell’ultimo vigliacco ordigno».
« Italo ebbe i polmoni trapassati da una miriade di schegge, Renato fu colpito alla testa - va avanti Grazia Corti - Purtroppo Italo fece anche in tempo a voltarsi dopo l’esplosione e a vedere il figlio morente».
Grazia Corti è emozionata. «Questa storia ha segnato per sempre la nostra famiglia», dice la figlia di Sirio Corti e nipote di It alo e di Renato. «I loro corpi furono portati prima nella stalla dei loro cavalli, che servivano per la loro attività di lavoro, erano barrocciai, sempre sull’Arno - spiega ancora Grazia Corti - Furono Nello Massaini, Ulisse Mazzanti e tanti altri a portarli lì, con lo sgomento e le lacrime che solcavano i loro visi. Fu una tragedia, e lasciò un amaro in bocca insopportabile, proprio nel momento in cui la guerra era finita». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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