Il Tirreno

Empoli

Minacciati con la pistola e rapinati in villa

di Francesco Turchi
Minacciati con la pistola e rapinati in villa

Padre, madre e figlia diciottenne in ostaggio di tre banditi col volto coperto che fuggono con soldi, gioielli e cellulari

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CERRETO GUIDI. Sono piombati nella villa intorno alle 23.30. Con il volto coperto da un passamontagna e la pistola in pugno. Hanno puntato l’arma contro la donna, poi contro il marito – entrambi sessantenni – davanti agli occhi terrorizzati della figlia diciottenne. Si sono fatti consegnare soldi, gioielli e cellulari. Poi i tre banditi sono fuggiti dalla finestra ((probabilmente la stessa da dove erano entrati all'interno dell'abitazione) facendo perdere le loro tracce. Dieci lunghissimi minuti di terrore venerdì sera, in via Torribina a Cerreto Guidi, nella villa della famiglia Iacopini.

Una villa isolata, sulle colline di Poggio Tempesti, finita nel mirino di una banda di malviventi che sono riusciti a mettere insieme un bottino di almeno diecimila euro. Sul posto i carabinieri della stazione di Cerreto Guidi, insieme ai militari del nucleo operativo radiomobile empolese, e i soccorritori inviati sul posto dalla sala operativa del 118, per prestare le prime cure ai tre componenti della famiglia, in evidente stato di shock.

Il giorno dopo Carlo Iacopini, ex imprenditore del settore conciario a Santa Croce sull’Arno, ora in pensione, ha poca voglia di parlare, ma con un filo di voce e il terrore ancora negli occhi rivive quei drammatici momenti che hanno sconvolto la sua vita, quella di sua moglie Maria Laura Sulis e della figlia diciottenne Ilaria, studentessa dell’istituto Checchi di Fucecchio.

«Erano le 23.30 circa. Mia moglie stava stirando, io mi trovavo in un’altra stanza. All’improvviso ho sentito un urlo. Mi sono avvicinato e ho visto queste tre persone con il volto coperto. Uno di loro teneva la pistola alla tempia di Maria Laura. Un altro l’ha puntata contro di me».

Anche Carlo, d’istinto, di fronte a una scena che lo fa piombare in un incubo, inizia a gridare. Ma nessuno li può sentire. I tre banditi, con modi rudi, portano avanti il loro piano. Vogliono sapere dov’è la cassaforte, ma non c’è. E allora si fanno consegnare tutti gli oggetti di valore e i contanti che sono in casa: «Parlavano perfettamente italiano – racconta Iacopini – anche se dalla cadenza sembravano originari dell’Europa dell’Est. Non ci hanno picchiati o legati, sono state sufficienti quelle pistole puntate contro di noi...».

Ovviamente Carlo, la moglie e la figlia non hanno potuto fare altro che assecondare i malviventi: «Hanno preso l’orologio di mia moglie, poi l’hanno sfilato anche a me dal polso».

Quindi si sono fatti consegnare i cellulari, i gioielli e i soldi i contanti: «Ho anche avuto un lieve malore. Non saprei dire se erano tutti armati, ma almeno due pistole le ho viste».

A quel punto la banda si è dileguata, uscendo da una finestra. Non è chiaro se all'esterno della villa c’erano dei complici ad attendere i tre banditi: «Non ho sentito nessun rumore, eravamo tutti sotto shock».

Alla famiglia non è rimasto altro che chiamare il 112 e il 118, con i soccorritori che hanno prestato aiuto soprattutto a Carlo, trasportato al pronto soccorso di Empoli da dove è stato dimesso poche ore dopo.

I carabinieri invece hanno avviato le indagini, partendo proprio dalle testimonianze di coloro che si sono ritrovati faccia a faccia con i banditi (con il volto travisato) e hanno effettuato i rilievi per cercare eventuali tracce lasciate durante quei dieci minuti di terrore.

La figlia Ilaria invece ha affidato a Facebook la sua rabbia e il ricordo di quei momenti terribili vissuti in casa sua insieme alle persone più care: «L’urlo di mamma, quello di babbo, la pistola puntata alla tempia, minuti di paura che speri di non rivivere più».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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