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Protesta per le sagre: «Ci vuole una legge»

Protesta per le sagre: «Ci vuole una legge»

EMPOLI. Come di consueto con l’avvio della stagione estiva, torna la protesta di Confesercenti rispetto alle sagre. «Anche quest’anno, come sempre, si fa ricorso a strutture “consolidate” nelle aree...

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EMPOLI. Come di consueto con l’avvio della stagione estiva, torna la protesta di Confesercenti rispetto alle sagre. «Anche quest’anno, come sempre, si fa ricorso a strutture “consolidate” nelle aree sportive o di aggregazione e, quando quest’ultime non ci sono, spuntano tendoni improvvisati, cucine da campo - spiega Franco Brogi, responsabile Fiepet Empolese-Valdelsa - soluzioni “fai da te” non sempre in linea con le normative igienico sanitarie e della sicurezza alimentare. Ma tant’è: siamo in Italia e, di fronte all’irresistibile ascesa della sagra paesana, si chiudono spesso gli occhi e, le norme che sono assolutamente vincolanti per le nostre imprese, diventano improvvisamente “flessibili” per questo tipo di attività».

«Da tempo, chiediamo di regolamentare, attraverso una normativa uniforme per gli 11 Comuni, il fenomeno delle sagre - va avanti - introducendo criteri certi che sovraintendano al loro svolgimento, cercando di fare una seria programmazione ed incentivando comunque le manifestazioni tipiche e che comunque valorizzano il prodotto locale. Ma, purtroppo, niente si è mosso, come d’altronde è avvenuto, sul tema specifico, negli ultimi anni a livello di area».

«Eppure questa inerzia ci è costata e continua a costarci particolarmente cara - conclude Brogi - anche facendo una stima sommaria, possiamo senz’altro dire che queste manifestazioni, nel nostro territorio, in assenza di una seria regolamentazione, sono costate, negli ultimi 5 anni, almeno il 20-30% di fatturato alle oltre 1000 imprese di ristorazione operanti nell’Empolese-Valdelsa. Non si parla di noccioline, ma, come intuibile, di qualche milione di euro, in qualche modo sottratto alle dinamiche imprenditoriali per quanto concerne, sviluppo, occupazione, presidio del territorio. Ecco perché non possiamo perdere altro tempo».

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