Il dolore
Accordo lontano alla L. Pucci
La Cgil: «Diminuiti gli esuberi ma noi non possiamo accettare una buonuscita di tremila euro»
CASTELFIORENTINO. Non si ferma la protesta delle lavoratrici della L. Pucci. L’azienda aveva recentemente deciso l’esubero di 26 dei 49 dipendenti, previsto per il 24 giugno, data di fine del secondo anno di cassa integrazione. Dopo una prima manifestazione in strada e le trattative con i sindacati, la dirigenza della Pucci ha avanzato una nuova proposta, giudicata però inaccettabile da parte dei dipendenti, che nella tarda mattinata di ieri hanno organizzato un nuovo presidio. «Siamo ancora lontani dal raggiungere un accordo – ha detto Silvia Mozzorecchi della Filctel Cgil di Empoli – e per questo non smetteremo di farci sentire. La Pucci ha diminuito il numero di esuberi da 26 a 20, offrendo una buonuscita di 3.000 euro anziché 1.000. Per chi ha lavorato una vita nell’azienda, e in questa situazione di crisi rappresenta l’unica fonte di reddito familiare, tutto questo è ridicolo».
La sindacalista Silvia Mozzorecchi ha poi illustrato le richieste dei dipendenti: «Il posto di lavoro è fondamentale, non deve essere scambiato nemmeno con un milione di euro, figuriamoci con 3000. Noi vogliamo il contratto di solidarietà, che permetterebbe all’azienda di mantenere i posti di lavoro: la Pucci si deve rendere conto che in tutti questi anni si è arricchita grazie ai suoi lavoratori. È giusto che ora, in un momento di crisi, vengano tutelati proprio coloro che hanno contribuito al successo della confezione». «Se ci dovessimo rendere conto di non poter arrivare, in nessun modo, al contratto di solidarietà - spiega - chiediamo come minimo 10000 euro di buonuscita a persona. Non smetteremo di protestare finché non giungeremo a un accordo».
Ancora una volta hanno partecipato al presidio molte persone. Gianna Verdiani, dipendente dal 2003 afferma che «O tre anni della mobilità non sono sufficienti per arrivare alla pensione, nonostante lavori da 39 anni. Se fosse stato possibile raggiungere la pensione, io sarei andata via e avrei lasciato il mio posto a una ragazza più giovane che ha più diritto di lavorare. Sono due anni che chiediamo il contratto di solidarietà, che ci permetterebbe di lavorare meno, ma tutti, e ci è sempre stato negato. Questo ha determinato problemi economici importanti, perché l’anno scorso i soldi della cassa integrazione sono arrivati con mesi di ritardo».
Le fa eco anche collega Paola Cappelli: «Lavoro per la confezione L. Pucci da 42 anni. A meno di grandi cambiamenti, in tutto l’anno io dovrei andare in pensione».
Tommaso Rigoli
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