Il Tirreno

Empoli

Amianto, crepe e infiltrazioni rivolta nelle case popolari

di Chiara Capezzuoli
Amianto, crepe e infiltrazioni rivolta nelle case popolari

Residenti sul piede di guerra con Publicasa: «Ogni volta che piove è un dramma Nessun intervento negli ultimi sei anni, abbiamo paura per la nostra salute»

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EMPOLI. Nelle case popolari di via Val Pusteria ad Empoli esplode la protesta da parte degli abitanti di uno dei due stabili fatiscenti (ai civici 11 e il 13) a causa degli scarsi interventi di manutenzione. Sono stanchi di convivere con infiltrazioni, dissesti del terreno e pericolo amianto, gli abitanti di questa zona, chiedono spiegazioni alla società che gestisce le case popolari dal momento che si sentono ormai abbandonati.

I problemi sono presenti ovunque, a partire dal giardinetto e dall’atrio: qui, oltre alle buche presenti sul terreno (alcune sono stati risanate dagli abitanti stessi che di tasca propria hanno deciso di comprare e collocare mattonelle di cemento per evitare che il terreno affondasse del tutto), infiltrazioni e acque stagnanti quando le piogge sono abbondanti costellano il loggiato situato all’ingresso del condominio, così come i molti tubi scoperti e ormai deteriorati nel corso degli anni. Nelle singole abitazioni, poi, la situazione non è certo più rosea, anzi. Oltre a crepe, infiltrazioni varie e pareti domestiche rigonfie dalle acque che non defluiscono via correttamente, c’è anche il problema dell’amianto, collocato sia sul tetto che fa da cappotto allo stabile che nei piccoli intervalli che distanziano un terrazzo dall’altro. La preoccupazione è tanta per gli abitanti di questo edificio di via Val Pusteria, che temono conseguenze per la loro salute e allo stesso tempo dubitano della stabilità dell’immobile. «È da tre anni ormai che vivo qui e ho sempre visto infiltrazioni e quant’altro - spiega Rosanna Ceragioli - addirittura quando piove sono costretta a mettere dei contenitori sul letto perché l’acqua viene giù dal soffitto e non so cos’altro fare». Stesso problema e stessa storia al piano di sopra: le infiltrazioni si trovano non solo nei corridoi quanto nelle singole abitazioni: «Anch’’io ho infiltrazioni in ogni stanza e credo che l’acqua che arriva nella casa della signora Rosanna provenga dal mio appartamento - dice Amalia Castiglia - il problema è che non possiamo farci carico di un intervento di ristrutturazione del genere e la situazione di disagio deriva dall’interno della struttura ripercuotendosi sulle singole abitazioni». Le bolle sulle pareti, su tutti i terrazzi sono ben visibili calcinacci e detriti delle colonne portanti che sono percorse da longherine di ferro ormai arrugginite ed esposte: il che rende il luogo ancor più pericoloso soprattutto per i bambini che vivono negli immobili del condominio.

«Sei anni fa sono venuti gli operatori di Publicasa per sistemare un po’ la situazione - dice Francesco Benitozzi - hanno rimosso i calcinacci e le parti in muratura che si staccavano dall’edificio e hanno imbiancato il tutto affinché il deterioramento fosse meno visibile. Il problema è che hanno lasciato comunque scoperte le longherine di ferro che passano attraverso le travi di cemento. Come se non bastasse l’intero edificio è circondato dall’amianto». Una situazione certamente non facile quella che si trovano davanti questi cittadini di Empoli, intrappolati tra i muri che cadono a pezzi, le infiltrazioni e l’ansia comportata dalla presenza dell’amianto: «Sono stata costretta ad accendere un mutuo – racconta Marianella Catania – per risistemare la mia terrazza ma non ho risolto praticamente nulla dal momento che ogni anno mi ritrovo a dover chiamare imbianchini e muratori per ristrutturare e questo anche per quanto riguarda le stanze». A riconferma della gravità del problema e dell’urgenza di trovare una soluzione, queste situazioni di criticità si trovano su ogni piano dello stabile ed in ogni abitazione: «Vivo in questa casa da 28 anni - riferisce Fortuna Vittilio - Publicasa ancora non ha provveduto a sistemare i problemi di questi edifici. Vogliamo che ci aiutino perché così non possiamo vivere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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