Gioco
Lo sport del tamburello esaltò per un trentennio la comunità di Bassa
Bagnoli ne racconta le vicende in un libro documentato Una passione popolare, dal 1970 al 2000, finita nell’oblio
CERRETO GUIDI. Come può cadere nella smemoratezza uno sport che ha alle spalle una straordinaria storia italiana e che è stato, soprattutto in questa zona, una grande passione popolare?. Proprio l'oblio, che sembra aver avvolto i passati fasti sportivi delle squadre locali di tamburello, ha spinto Carlo Bagnoli da Bassa a raccogliere materiali e ricordi e ad approfondire la bibliografia per farne, con la calma e attenta riflessione degli studi, un libro.
Eloquente il titolo, "Giochi dal passato", edito da Edizioni dell'Erba di Fucecchio. Un bel libro, ricco di memorie, aneddoti, ma soprattutto di storie di uomini. L'autore, in realtà, possiede una solida base fatta di documentazione e ricordi personali, visti i suoi trascorsi di presidente per diversi anni della squadra di tamburello bassese.
«I campionati di tamburello - dice Bagnoli - fino ad arrivare ai massimi livelli nazionali, sono stati per la squadra di Bassa una grande epopea. Dai giochi della gioventù per le squadre dei ragazzi fino alla vittoria del campionato nazionale di serie B con una delle nostre migliori squadre di sempre, il tamburello a Bassa è stato uno sport popolare, uno sport che ha creato momenti di unità e di identificazione collettiva di un paese. A Bassa, tutti hanno giocato, o comunque hanno provato a giocare, a tamburello».
Soltanto nel dopoguerra, ininterrottamente per ben trent'anni, dal 1970 al 2000. Trent'anni di grandi soddisfazioni, di vittorie e sconfitte, di sport vero. E pensare che qui già si giocava negli anni Venti. Nel trentennio d'oro, dal 1970 al 2000, il Bassa otterrà tanti prestigiosi piazzamenti, vincerà due campionati di serie C e, nel 1979, arriverà in bacheca la coppa del campionato nazionale assoluto di serie B. Un racconto corale nel quale si intrecciano e si sovrappongono tante voci. È storia di persone, di uomini e di donne, quella narrata da Carlo Bagnoli, è storia intima di una comunità intera, spesso ferita, maltrattata, ma che ha sempre saputo resistere e rialzarsi, più forte di prima. L'autore stavolta, dopo i racconti del passaggio della guerra contenuti nelle sue due prime fatiche letterarie, affronta l'aspetto ludico della vita di paese, il tempo libero ritagliato dalle attività quotidiane. In questa, come nelle altre storie raccontate da Bagnoli, tutti sono protagonisti. Le figure di uomini e donne del popolo si stagliano nel grande affresco della vita vissuta, narrata dall'autore. Figure collocate in un preciso istante della storia, figure che tuttavia sembrano travalicare il tempo; sullo sfondo poi c'è Bassa, il paese, le radici autentiche e mai tradite di questi pescatori, barrocciai, contadini, abitanti di un luogo abbarbicato, mani e piedi, all'Arno, luogo difficile, che ha vissuto in simbiosi con il fiume, legato a esso. Aronne, Cei, Rumme, l'avversario Edoardo e gli altri, sono le figure senza tempo tratteggiate dall'autore; eroi in campo, persone normali e quindi eroi della vita semplice, di tutti i giorni, fieramente liberi e indipendenti, amanti della vita. Straordinarie, poi, le immagini riprodotte, a corredo del testo.
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