La sorte di Torquato Monti e della sua famiglia sfortunata
FUCECCHIO. Dagli archivi della Grande Guerra escono tante storie, quasi tutte drammatiche, commoventi. Questa comincia in “Zona di Guerra”, oltre Gorizia, in linea. Così inizia la lettera, inviata in...
FUCECCHIO. Dagli archivi della Grande Guerra escono tante storie, quasi tutte drammatiche, commoventi. Questa comincia in “Zona di Guerra”, oltre Gorizia, in linea. Così inizia la lettera, inviata in data 27 settembre 1916 dal sergente Torquato Monti al sindaco del Comune di Fucecchio, una lettera con cui non chiede licenze o vantaggi per sé, ma un sostegno per la sua famiglia.
È una lettera scritta in bella calligrafia, in un italiano senza errori, dove si legge che la madre Ferruccia, all'anagrafe Francesca Benvenuti, soffre di una malattia per cui deve tornare a Pisa per una seconda operazione, mentre a casa restano due sorelle, una senza un braccio, e il padre che ha oltrepassato i sessantenni ed è inabile al lavoro. Con queste parole il sergente chiede al sindaco i documenti per ottenere il sussidio per le famiglie dei militari al fronte. Nel retro della lettera, una data (6 ottobre 1916) e la firma del sindaco, rappresenta forse la data d'invio dei documenti.
Pochi giorni dopo, un telegramma inviato al sindaco, comunica che il sergente Torquato Monti è morto il 15 ottobre, in seguito a ferita all'addome. Nel telegramma, si chiede che sia resa consapevole la famiglia con le cautele del caso. La nota successiva indica che il militare è morto nell'ambulanza chirurgica d'Armata, in seguito a ferita riportata nel fatto d'arme nella località di Monte San Marco. A margine della stessa, un nome e un indirizzo, Eugenio Monti, Rue Claré 27, Marsiglia.
La richiesta del sergente ha comunque un seguito. In data 4 dicembre 1916, una lettera, firmata dal sindaco, spiega la storia del sergente. E' indirizza al console generale d'Italia a Marsiglia. Si parla di un fratello, Eugenio, non nominato da Monti, che abita a Marsiglia, al quale dovrà essere comunicata la morte del sergente. La lettera prosegue parlando della madre, ricoverata all'ospedale di Pisa, in fin di vita, e del padre, in disagio. Per sé e la famiglia. Ma oggetto della comunicazione è, soprattutto, la situazione della sorella che, senza un braccio, non può provvedere a se stessa. Per questo, il sindaco confida nell'interessamento del console per iniziare le pratiche per il godimento della pensione di guerra del fratello, considerando che si tratta di un caso pietoso.
La guerra non si vede, ma si percepisce il dolore di una famiglia divisa. Un fratello a Marsiglia con il padre e una sorella. La madre ricoverata a Pisa forse accudita da una figlia. L'unica cosa certa è che Torquato ha fatto appena in tempo a manifestare le sue preoccupazioni al sindaco.
Il sergente Torquato Monti è ricordato nel monumento ai caduti, inaugurato nel 1922, in piazza Vittorio Veneto e, da qualche anno, spostato nei giardini di piazza XX Settembre.
Cinzia Giuntoli
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