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Misterioso dietrofront di Terreni

Misterioso dietrofront di Terreni

Il vincitore delle primarie rinuncia alla candidatura a sindaco di Montelupo senza fornire spiegazioni

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MONTELUPO. Ha vinto le primarie tra le polemiche. Ha resistito agli attacchi e alle accuse. Poi l’avversario si è arreso e gli ha stretto la mano (anche se c’è ancora un ricorso sul tavolo dei garanti regionali). E a quel punto ha gettato la spugna. Simone Terreni non sarà il candidato sindaco del Pd a Montelupo. La voce, clamorosa, trova piena conferma nelle parole del segretario del partito, Marco Pucci: «Me l’ha comunicato. Non c’è ancora un atto formale, ma la sua decisione è definitiva». Il diretto interessato non ha fornito ulteriori spiegazioni. E questo velo di mistero ha inevitabilmente spalancato le porte a una serie di ricostruzioni, che comunque soltanto lui, se vorrà, potrà confermare. Di certo c’è che i quasi tremila montelupini che lo scorso 9 marzo si sono presentati ai seggi per esprimere la loro preferenza meritano di sapere per quale motivo il vincitore si è fatto da parte. E, peraltro, non è neanche detto che a prendere il suo posto sia lo sconfitto, Giacomo Tizzanini. Perché il regolamento non prevede alcun automatismo in questo senso e nell’assemblea comunale (che si riunirà stasera) c’è una netta prevalenza di “tifosi” di Terreni, che difficilmente sosterranno il vicesindaco uscente. Non è escluso, a questo punto, che alla fine si punti su un terzo candidato, rendendo completamente inutili le primarie. Intanto Montelupo si interroga sulla decisione di Terreni, che ha confidato di voler fare un passo indietro prima a un gruppo ristretto di persone per poi ufficializzarlo al suo comitato, nella giornata di domenica. E non tutti i suoi sostenitori l’hanno presa bene. Anzi. Perché effettivamente non è facile impegnarsi per mesi in una campagna elettorale, raggiungere un obiettivo e poi vederlo spazzato via, dopo aver brindato, esultato e litigato. Il motivo? Forse strettamente personale. O forse, una volta deposte le armi, a mente fredda, Terreni non se l’è sentita di andare avanti con un partito spaccato. Anche se in realtà era già partita la fase del dialogo: i due rivali si erano già seduti a un tavolo per far “sposare” i loro programmi e mettere a punto una squadra in grado di rappresentare entrambi. O forse la spinta è arrivata anche dalla prospettiva di vedere nascere una lista di sinistra (con all’interno anche gli scontenti del Pd e coloro che auspicavano, e auspicano, una continuità con l’amministrazione-Mori), in grado di sconfiggere l’imprenditore di Fibbiana: e questo sarebbe uno smacco indigesto anche per i vertici “romani” del partito. Un’ipotesi che potrebbe tramontare se l’aspirante sindaco democratico fosse Tizzanini. Ora la palla passa all’assemblea. Ma non è detto che stasera si arrivi a una decisione. Nel frattempo la telenovela si è già trasformata in farsa. Che fa ridere solo gli avversari.

Lucia Aterini

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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