La protesta
Case popolari, flop della vendita troppi gli ostacoli nella legge
La situazione è paradossale: sono 200 gli alloggi che potrebbero essere acquistati dagli inquilini e i Comuni sono costretti a tenere decine di immobili sfitti perché non hanno risorse per ristrutturarli
EMPOLI. La legge regionale sull’alienazione del patrimonio residenziale pubblico rischia di trasformarsi in un vero e proprio buco nell’acqua. Tanto è vero che per come stanno adesso le cose le amministrazioni dell’Empolese Valdelsa preferiscono non prevedere nessuna alienazione. Insomma, il piano delle vendite (per il quale i Comuni avrebbero tempo 180 giorni dopo la promulgazione della legge, avvenuta a gennaio) non sarà redatto. La norma regionale, infatti, presenta quelle che sindaci e amministratori pubblici definiscono “criticità” e che di fatto impediscono che il processo di vendita possa mettersi in moto. Una prima ricognizione, svolta da Publicasa, ha evidenziato circa 200 alloggi che potrebbero avere i requisiti di alienabilità. «Tuttavia in questo momento non possiamo mettere in previsione delle alienazioni – spiega Rossana Mori, sindaco di Montelupo e delegato alla casa per l’Unione dei Comuni – perché ci sono dei problemi evidenti nell’impianto che rendono impossibile la redazione del piano. Piuttosto contiamo su un ripensamento e su una revisione di una legge, di cui ci sarebbe un gran bisogno visto che di finanziamenti per le ristrutturazioni non ce ne sono e noi abbiamo ancora molti alloggi che finché non saranno ristrutturati rimarranno sfitti».
In particolare, le criticità per i Comuni sono due. «Da una parte il fatto che le vendite avverranno a prezzi molto al di sotto rispetto ai reali valori di mercato (collegati alle stime dell’Osservatorio del mercato immobiliare) – continua Mori – e dall’altra che il pagamento potrà essere dilazionato in 15 anni. In questo modo è stato dimostrato che per costruire o comprare un nuovo appartamento saremmo costretti a venderne 4».
Una cosa che, anche a voler essere masochisti, è vietata dalla legge stessa. Infatti, tra le tante difficoltà riscontrate dagli amministratori c’è appunto il fatto che il numero degli alloggi messi in vendita non potrà essere superiore al numero di nuovi alloggi (che siano questi acquistati oppure costruiti ex novo). Questo crea, inoltre, tutta un’altra serie di problematiche legate alla gestione dei processi. La legge, infatti, prevede che il calcolo delle nuove unità abitative pubbliche attivate avvenga su base regionale e che poi sia la Regione stessa ad assegnare gli spazi ai singoli comuni per poter alienare il proprio patrimonio. In sostanza, se in un territorio della Toscana vengono costruiti dieci nuovi edifici e non ne vengono venduti alcuni, la rispettiva quota di edifici da vendere sia sfruttata da un altro territorio. Altra questione che lascia perplessi gli addetti ai lavori riguarda il piano di reinvestimento dei fondi derivanti dalle vendite. «Al momento in cui concludiamo le nostre alienazioni – afferma Lorena Leoncini, direttore di Publicasa – il Comune deve fare un piano in cui indica come i soldi verranno reinvestiti. Il problema, a questo proposito, ha due facce: da una parte è difficile fare un piano se i soldi arrivano a singhiozzo in un arco di tempo di 15 anni, dall’altra non semplice la gestione di questa documentazione dal momento che le operazioni vengono effettuate direttamente dai Comuni mentre la gestione del patrimonio è stata affidata in forma associata a noi per tutto l’Empolese Valdelsa». La legge prevede che la priorità delle alienazioni spetti agli edifici misti e tra questo a quelli in cui il pubblico (in questo caso Publicasa, appunto) è in minoranza. Nel circondario esistono 28 edifici di questo tipo per un totale di 61 alloggi. Mentre in altri 25 edifici misti (per 140 alloggi) Publicasa è in maggioranza. «La legge ci chiede di eliminare le situazioni miste – prosegue Leoncini – ma non ci permette di spostare in altri alloggi gli eventuali inquilini che non vogliano comprare, come ad esempio la maggior parte degli anziani. In questo modo non possiamo fare niente per ottemperare ai nostri obblighi». La promulgazione della norma, intanto, ha creato un grande fermento tra i molti inquilini che vorrebbero acquistare la casa dove sono stati affittuari finora. Tuttavia, a meno che il procedimento non sia già stato avviato negli anni scorsi, con ogni probabilità saranno costretti ad attendere ancora.
Marco Pagli
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