La manifestazione
I contadini e le loro donne ignare
Chi era partito lo aveva fatto più per necessità che per la patria
FUCECCHIO. Che ne sapevano loro della guerra? Erano tutte analfabete, e chi sapeva scrivere, lo faceva come se parlasse, con il linguaggio d'ogni giorno, quello imparato in casa e nei campi. Sapevano delle stagioni, quando andava seminato il grano e il granturco, munte le mucche. Sapevano quando il padrone passava a riscuotere la sua parte. Puntuale. Non sgarrava d'un giorno. Sapevano della giornata che era lunga, della stanchezza che le prendeva, la sera, ma non era ancora finita.
Quando ne parlavano con i suoceri, con i genitori, in famiglia, dicevano la guerra. Loro non sapevano se fosse grande o meno, se fosse europea o mondiale. Loro sapevano soltanto che aveva portato via mariti, figli, fratelli, fidanzati. Che un giorno era arrivato l'avviso dal distretto di Pistoia, allora in provincia di Firenze e competente. Magra consolazione la consapevolezza che i più avevano scelto d'andare, non tanto per servire la patria, avara nei loro confronti, ma per mettere insieme un po' di soldi, necessari di fronte alle ristrettezze della famiglia.
Non tutte riuscivano a dormire, la notte. E, allora, si mettevano a pregare. Altre - le sposate, per esempio - s'alzavano e si sfogavano scrivendo lettere sgrammaticate, quasi illeggibili, al "caro consorte", del quale avevano poche notizie. Non era escluso che il "caro consorte" fosse già morto. A quel punto, la lettera tornava indietro, andava a finire in Comune, dove un impiegato istruiva la pratica, non senza aver tolto il francobollo dalla busta. Loro, le donne, vestivano a lutto e, spesso, vi rimanevano per tutta la vita.
Riccardo Cardellicchio
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