Il Tirreno

Empoli

IL PERSONAGGIO

Don Cheti cappellano sotto le bombe

Nel 1944, con il francescano padre Nazareno, aiutava gli sfollati

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FUCECCHIO. Don Aladinio Cheti, sanminiatese d'origine, fondatore dell'istituto Stella Maris, zio di Alberto (dirigente del Comune) e di Giorgio (ex consigliere comunale), fu cappellano della Collegiata nel 1944: da giugno a settembre. I mesi peggiori: quando l'occupazione tedesca non dette requie, seminò la zona di morti e costrinse la maggior parte degli abitanti a sfollare in campagna. Su quel periodo, don Cheti ha lasciato una memoria, il cui originale si trova nell'archivio della diocesi di San Miniato. Agiva con padre Nazzareno, francescano del convento locale, mettendo a repentaglio la propria vita. I tedeschi erano dappertutto e non avevano riguardi. Un giorno, gli rubarono la bicicletta, dopo averlo malmenato. Cadde anche la pisside, con il Santissimo, che aveva portato con sé per soddisfare il desiderio di alcuni sfollati di comunicarsi. Le ostie finirono a terra, sparse. Indifferenti i tedeschi.

Don Cheti e il francescano portavano viveri e medicinali a chi ne aveva bisogno. Ed erano molti. Ogni giorno, dalla mattina a notte, in prima linea, con i medici e gli infermieri dell'ospedale, i parroci, le suore e i frati. Don Cheti e padre Nazzareno adoperavano carretti e biciclette. Caricavano di tutto. Non mancavano i feriti, che erano numerosi. Numerose anche le volte che erano costretti a buttarsi nelle fosse per salvarsi dai bombardamenti. Riuscivano sempre a essere dove c'era bisogno. Aiutarono pure quei giovani che temevano per la loro vita: li tennero nascosti nelle soffitte della Collegiata. Don Cheti è morto il 6 dicembre 2003. (r.c.)

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