Il Tirreno

Empoli

Due donne a settimana vittime di violenza

Due donne a settimana vittime di violenza

Il dato emerge dagli accessi con il “Codice Rosa” al pronto soccorso del S. Giuseppe E spesso dicono bugie rispetto ai motivi reali di traumi e percosse riportate

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EMPOLI. Il progetto “Codice Rosa” promosso dall’Asl 11 sul territorio, sta prendendo sempre più campo e dal momento della sua partenza, avvenuta nel maggio del 2013, ha già fatto registrare 60 casi.

Numeri in crescita e soprattutto da sottolineare il fatto che la maggior parte delle vittime nasconde il motivo reale della caduta o ferita o ematoma con il quale si presenta all’ospedale. Le botte del marito o del compagno si trasformano purtroppo in cadute in casa o dalle scale.

Lo dimostra il fatto che già nei primi due mesi dell’anno 2014, il pronto soccorso del San Giuseppe abbia registrato 9 casi di violenze (uno dei quali nei confronti di un minore). Il dato è piuttosto cospicuo, circa due casi a settimana, e il “Codice Rosa” è la riprova della grande necessità di aiuto che si avverte per sopperire a questo problema. Partito dall’Usl 9 di Grosseto nel gennaio 2010 e poi esportato a livello regionale, il progetto “Codice Rosa” viene oggi adempiuto in ben 16 strutture sanitarie in tutta Toscana. Si tratta di un particolare percorso di accesso al pronto soccorso esclusivamente riservato alle vittime di violenza, sia fisica che mentale.

Un servizio non solamente rivolto alle donne, quanto anche a bambini, omosessuali, anziani: chiunque abbia subito una violenza. Anche nel pronto soccorso dell’ospedale di Empoli è stata attrezzata un’apposita stanza per i casi gestiti da questo progetto. Punto focale e di massima rilevanza per la risoluzione dei casi trattati dal “Codice Rosa” è la preparazione e continuo aggiornamento degli operatori. Sono infatti loro ad assegnare tale codice, dopo essere stati addestrati a riconoscere segni di violenza anche se non dichiarati. Non appena il paziente riceve la “diagnosi” un’equipe di medici, psicologi e forze dell’ordine, entra in azione per curare il paziente e individuare l’autore della violenza. «Anche gli ultimi episodi che si sono verificati nel nostro paese mettono in luce che un’inversione di tendenza ancora non si è registrata - commenta Rossana Mori, sindaco di Montelupo Fiorentino e delegata alle pari opportunità per l’Unione dei Comuni - ed è dunque di estrema importanza mantenere questo servizio attivo e forte per i nostri cittadini». Il progetto del “Codice Rosa” ha trovato approvazione e favore anche in numerose associazioni, come il centro aiuto donna Lilith, che offre un servizio di consulenza, aiuto per le donne vittime di violenza e reinserimento di queste nel tessuto sociale. «Da quando ha preso avvio il progetto fino ad oggi, abbiamo lavorato tanto per farlo diventare un servizio completo - interviene Monica Piovi, direttore generale Asl11 - tant’è che oggi abbiamo ben 9 gruppi di lavoro, ognuno specializzato in un determinato settore, e forniamo ai nostri operatori una formazione continua ed aggiornata. Vogliamo inoltre costruire un sistema informativo per raccogliere un dato che recuperi tutti quelli sparsi sul territorio per evitare una visione parziale del fenomeno». «Durante il 2013 abbiamo formato ben 282 operatori - dice Sonia Gasperini dell’unità complessa formazione universitaria dell’Asl11 - per sviluppare al massimo le loro competenze. Pensiamo di arrivare, tra il 2014 e il 2015, a preparare 500 persone, sia di formazione base che di formazione avanzata».

Chiara Capezzuoli

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