Il Tirreno

Empoli

Tutti i lunedì mattina tabaccai in agitazione

di Filippo Cioni
Tutti i lunedì mattina tabaccai in agitazione

I delegati della Federazione italiana: «I prodotti stanno diventando low cost ma il nostro aggio è sempre pari al 10%. E le spese aumentano»

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EMPOLI. Niente sigarette dalle 9 alle 12 di ogni lunedì, ad oltranza. Anche i 58 tabaccai di Empoli e alcune decine del circondario aderiscono all’agitazione a livello nazionale della categoria che chiede a gran voce l'aumento dell'aggio percepito dalla vendita del pacchetto di sigarette.

In un periodo in cui anche i produttori delle bionde puntano su prodotti low cost, lo Stato italiano mantiene invariato l'aggio al 10%. «Di fatto - spiega Stefano Bianucci, titolare di una tabaccheria in via Carrucci e delegato della Federazione Italiana Tabaccai di Empoli- i ricavi per noi sono sempre minori. Vendiamo soprattutto tipi di sigarette con prezzi ribassati ma l'aggio resta lo stesso. I tabaccai di Empoli stanno aderendo all'agitazione, la scelta è libera ma mi aspetto una grande partecipazione a questa protesta. Non chiuderemo le nostre attività, ma non venderemo le sigarette per tre ore al mattino fino a che non si smuoverà qualcosa».

L’Italia è una delle poche realtà dove l’aggio è fissato per legge. Mentre in altri paesi la quota per i rivenditori è il frutto di una negoziazione tra il produttore e il tabaccaio, che differisce quindi da una marca all’altra. In Italia il prezzo finale di vendita al pubblico di un prodotto del tabacco risulta dalla somma di più componenti. Oltre alle accise che incassa lo Stato (58,5%), si aggiunge l’Iva pari al 22%, e, appunto, l'aggio del tabaccaio nella misura fissa del 10% del prezzo. Una tassazione complessiva del 76,5% del prezzo finale. Un'enormità. «Il mercato della vendita delle sigarette è in calo da anni - spiega Elisabetta Scarselli, anche lei delegato Fit Empoli - e va solo ringraziata la Federazione se non è già passato in mano alla grande distribuzione che continua a fare enormi pressioni per togliere di mezzo i tabaccai. La congiuntura di più fattori, in primis la crisi ma anche le leggi che hanno vietato il fumo nei locali pubblici o alzato l'età per poter comprare le bionde a 18 anni, giuste o meno che siano, ci hanno penalizzato. Il calo degli affari va di pari passo ad una tassazione sempre più da record. Alcuni produttori hanno iniziato ad abbassare i prezzi delle sigarette e altri gli stanno andando dietro. Però lo Stato italiano non alza l'aggio per favorirli». «Spero che l'agitazione serva per far riflettere anche i fumatori - spiega Scarselli - in modo tale da avere una posizione che vada nella nostra stessa direzione». La protesta si preannuncia ad oltranza anche nella nostra area fino a che la controversia non troverà una soluzione. La Fit trova dalla sua parte anche l'Unione Europea che pur non essendo direttamente coinvolta nelle sue rivendicazioni, ha detto chiaramente che gli Stati hanno il dovere di mettere in atto provvedimenti per bilanciare discese di prezzo qualora siano considerate eccessive. «La vendita delle sigarette per una tabbaccheria è il gettito principale - conclude Scarselli - protestiamo perché in un periodo già difficile ci sentiamo anche presi in giro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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