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Di Lauro illustra il piano a istituzioni e Cgil

 Di Lauro illustra il piano a istituzioni e Cgil

Shelbox, a breve gli incontri con l’ingegnere per il rilancio. I lavoratori: «Finalmente uno spiraglio»

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CASTELFIORENTINO. «Sembrava finita. E stavo raccontando a mia moglie che il giudice non aveva accettato la proroga della “cassa”. Poi mi è arrivato un sms e ho iniziato a fare salti di gioia». Gli occhi di Loreno Borgianni si fanno lucidi. L’emozione è forte: «Ma ora non ci ferma più nessuno». Le parole di Loreno Borgianni, in prima linea da 14 mesi nel presidio, riassumono lo stato d’animo dei 129 lavoratori della Shelbox che in extremis, hanno ottenuto altri sei mesi di cassa. Ieri hanno firmato, uno dopo l’altro, la pratica. Poi si sono riuniti in assemblea. Che si è aperta con una standing-ovation per i delegati Rsu e per Stefano Angelini della Fiom. Perché a un certo punto della convulsa giornata di martedì, la “cassa” sembrava tramontata definitivamente. Poi, dopo il summit col presidente della Provincia Barducci e il sindaco Occhipinti, il giudice ha riesaminato il “caso” e alla fine ha concesso l’ok, anche sulla base della manifestazione d’interesse presentata dalla Di Lauro Consulting, che ha un piano per far ripartire la produzione (prefabbricati da esportare in Sudamerica dove i governi stanno combattendo l’emergenza abitativa), con il coinvolgimento di 70-80 lavoratori. L’ingegnere Marco Di Lauro vive a Buenos Aires ed è venuto a conoscenza del caso Shelbox anche grazie alle parole di Papa Francesco nell’udienza organizzata dalla Diocesi (il cui interessamento non si è spento, visto che ieri a Castelfiorentino c’era una troupe dell’emittente della Cei Tv2000). Insomma, la mobilità sembrava ormai certa, e invece è arrivato “ossigeno” fino al 5 settembre: «Finalmente si apre un periodo diverso». Samuele Bettini, 40 anni, vede una luce in fondo al tunnel: «Ho inviato decine di curriculum senza ottenere neanche un colloquio. Fuori da qui la situazione è disastrosa». A pochi passi da lui c’è Lester Terrasi, 42 anni: «Ora c’è uno spiraglio per tutti noi, speriamo non svanisca». Ma c’è anche chi è più pessimista: «Siamo un po’ disillusi. Oggi – sottolinea Marta Borghese – siamo ancora in cassa integrazione e fare un investimento in questa area mi sembra complicato, anche perché c’è un concorrente nel settore delle case mobili a pochi chilometri». Da questo punto di vista c’è da dire che il piano di Di Lauro prevede la realizzazione di prototipi di prefabbricati, che in passato venivano già realizzati dalla Shelbox, che poi aveva privilegiato il mercato delle case mobili. Se ci saranno riscontri positivi partirà la produzione. La “platea” ascolta in silenzio. Le facce sono distese. Anche se la partita non è vinta e tra gli operai c’è chi non nasconde le preoccupazioni: «Teniamo i piedi per terra – spiega Angelini – abbiamo ottenuto quanto ci spettava, ora prendiamoci il resto. Finora Di Lauro l’ho sentito soltanto telefonicamente. A breve incontrerà le istituzioni – che ringraziamo – poi si confronterà con noi». Intanto il sindacato si sta muovendo per ottenere l’anticipo della “cassa” a Fidi Toscana, perché il via libera dal Ministero arriverà tra 3-4 mesi.

Francesco Turchi

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