Sicurezza
Una lettera svela una storia tragica
Spedita da lei nel 1915 e forse mai letta da lui perché già morto
FUCECCHIO. «Cinzia, hai trovato qualche lettera?». «Per il momento, no». Sul tavolo, alcuni faldoni, che ci consentono d'entrare nel dolore di decine di famiglie, in lutto per la morte dei loro cari nella prima guerra mondiale, detta anche Guerra Europea e Grande Guerra. Un secolo fa.
Telegrammi. Quietanze per sussidi a vedove o genitori. Un treno, soprattutto, indicato per il trasporto delle salme dal Nord fino alla stazione San Miniato-Fucecchio, dopo anni d'attesa. E' il 6176.
Non sempre sono chiari, i documenti. I cognomi si ripetono. Alcuni sono sbagliati. Storie di gente dimenticata quasi subito.
«Una lettera. C'è una lettera», dice Cinzia Giuntoli, a un certo punto. Sono quattro paginette in una busta piccola, colorata. La scrive, nel settembre 1915, una donna di Massarella (Dina Morini) al suo uomo (Giovansanti Ficini), II Reggimento artiglieria da montagna, XX.ma Batteria. E' la prima e l'ultima. Trabocca d'amore. Ha saputo che lui è malato e ne è addolorata. Gli dice di prendere tutte le medicine, perché vuole riaverlo a casa. Ah, se potesse esserci lei a curarlo… E che le faccia avere sue notizie. Se non può scrivere, che dia incarico a qualcuno di sua fiducia.
E' una lettera che emoziona. Ma perché è lì, tra i documenti conservati nell'archivio storico comunale? La risposta si trova sulla busta. A caratteri grandi, con un lapis, qualcuno ha scritto: morto. In altre parole, non è escluso che la lettera non sia mai stata letta e non restituita alla mittente. Una vicenda che va approfondita, per il suo finale tragico.
Riccardo Cardellicchio
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