Il dolore
C’è una speranza per la Shelbox I lavoratori: «Il giudice ci ascolti»
Alcuni imprenditori (tra cui un indiano) starebbero sondando il terreno con il curatore fallimentare Ma senza accordo sul prolungamento della cassa integrazione, mercoledì scatterà la mobilità
CASTELFIORENTINO. «Chiediamo un confronto con il giudice. Ci sono tutti i requisiti per procedere al rinnovo della cassa integrazione». Stefano Angelini della Fiom-Cgil lancia l’ennesimo appello di fronte alla “platea” dei lavoratori Shelbox di Castelfiorentino (fallita un anno fa), che ormai vedono a un passo lo spettro del licenziamento.
Nei giorni scorsi il giudice Silvia Governatori ha fatto sapere di vincolare la richiesta del rinnovo dell’ammortizzatore sociale al rilascio di una liberatoria che i lavoratori non sono disposti a firmare poiché «qualora il Ministero non approvasse la richiesta, comporterebbe loro il mancato sostegno al reddito per il periodo». Insomma, se i lavoratori non firmano – a meno di colpi di un dietrofront del giudice – scatterà la mobilità per tutti. E sarebbe una beffa per loro, in presidio permanente da quattordici mesi. Anche perché qualcosa nel frattempo sembra muoversi: «Ci risulta – spiega lo stesso Angelini – che alcuni soggetti si stiano interessando alla Shelbox». Imprenditori italiani, ma anche un indiano, che starebbero sondando il terreno con la curatela e nei prossimi giorni potrebbero essere in grado anche di presentare al tavolo una lettera di intenti (che comunque potrebbe non essere sufficiente a “convincere” il giudice).
Ma c’è bisogno di tempo per capire se ci sono davvero le condizioni per far ripartire l’attività in quella che era l'azienda leader nel settore delle case mobili, tutelare i lavoratori e concedere loro di terminare i corsi di formazione che la Provincia ha messo a disposizione per la loro riqualificazione. Peraltro, proprio questi corsi, ad oggi hanno portato a ricollocazioni temporanee e definitive di oltre il 50% dei lavoratori (compresi anche coloro che si sono licenziati o sono andati in pensione): «Dunque oltre il trenta per cento non beneficia degli ammortizzatori sociali, così come richiesto dalla Legge Fornero. Non comprendiamo le ragioni per le quali il tribunale voglia far ricadere il rischio sui lavoratori, scaricando dunque sulle spalle dei più deboli la responsabilità di una crisi che stanno pagando già da molti mesi. Speriamo dunque in un incontro da tenersi già lunedì prossimo e nel frattempo metteremo in atto qualsiasi azione per scongiurare la mobilità ed arrivare ad una risoluzione positiva della vicenda». Altrimenti da giovedì la Shelbox sarà uno “scatolone” svuotato dalla professionalità e competenza di lavoratori che hanno difeso con le unghie e con i denti la loro dignità: «E se c’è qualcuno che si interessa alla Shelbox è soltanto merito nostro – aggiunge il delegato Rsu Massimo Simoncini – che in questi lunghi mesi abbiamo fatto di tutto per tenere alta l’attenzione – a livello nazionale – su questa vicenda».
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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