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domani un incontro in regione

Lo spettro della vendita con l’azienda “svuotata”

Lo spettro della vendita con l’azienda “svuotata”

CASTELFIORENTINO. Il sogno dei lavoratori è chiaro: ottenere il prolungamento di sei mesi della cassa integrazione per avere la certezza di continuare a far parte – di fronte a eventuali imprenditori...

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CASTELFIORENTINO. Il sogno dei lavoratori è chiaro: ottenere il prolungamento di sei mesi della cassa integrazione per avere la certezza di continuare a far parte – di fronte a eventuali imprenditori interessati – del “pacchetto Shelbox”. Il terrore è di ritrovarsi in mobilità. E a quel punto – è facile immaginare – trovare un acquirente (anche la Regione è impegnata nella “caccia” internazionale a un imprenditore) sarebbe più facile, perché avrebbe carta libera e potrebbe assumere quanti e quali lavoratori vuole. Il dato di fatto è che per il momento – nonostante i ripetuti annunci – a distanza di un anno dalla sentenza di fallimento dell’azienda (dopo la bocciatura della proposta di concordato preventivo), non si è ancora tenuta la prima asta.

È probabile – ma qui siamo nel campo delle ipotesi – che la curatela stia valutando anche la strada della trattativa privata. E questo – secondo i più pessimisti – spiegherebbe anche il motivo di tanti “paletti” disseminati lungo il percorso che dovrebbe portare al rinnovo dell’ammortizzatore sociale. «Nell'ultimo incontro avuto con le istituzioni provinciali e regionali, le organizzazioni sindacali e la curatela fallimentare – si legge in un comunicato della Rsu Shelbox – è stato prodotto un verbale d'accordo condiviso dalle parti, che attesta la presenza dei requisiti necessari richiestici per il prolungamento della Cigs. Nei giorni successivi abbiamo dovuto però riscontrare il parere del giudice nominato, che ha espresso il proprio favore all'accordo, imponendo però il vincolo della liberatoria». Che a questo punto diventa il “nodo” cruciale della questione. Perché per il resto i complicati requisiti previsti dalla Legge Fornero ci sono, perché oltre il 30% dei 147 lavoratori (il numero si riferisce all’inizio della crisi) non usufruisce della “cassa”, tra coloro che si sono licenziati o sono andati in pensione (23) e altri (una quarantina) che lavorano a tempo determinato in altre aziende: in questo caso l’erogazione della “cassa” viene temporaneamente congelata, per poi essere nuovamente erogata dal giorno in cui scade il contratto. E tornano al fianco degli altri ottanta.

Poi c’è un altro aspetto che il sindaco Occhipinti ha voluto rimarcare anche nella lettera inviata al curatore: «Ribadisco la vocazione produttiva dell'area che ospita lo stabilimento, peraltro potenziata di recente dal regolamento urbanistico che con la quarta variante ha aumentato la possibilità di ampliare la superficie coperta». Insomma, lì può starci soltanto un’azienda, al di là del tipo di produzione. E se qualcuno pensava di metterci le mani per realizzarci altro (appartamenti, per esempio), può tranquillamente cancellare l’idea.

Intanto domani in Regione è in programma un nuovo incontro, al quale parteciperà oltre ai sindacalisti anche l’assessore Simoncini; probabile anche l’intervento del curatore fallimentare Mario Marchini, che a questo punto ha in mano il futuro di 120 famiglie. (f.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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