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Appena nati già indebitati per quasi novecento euro
Ecco il peso pro-capite dei mutui contratti dalle amministrazioni comunali La somma nell’Empolese Valdelsa è pari a 151 milioni. Di questi 65 sono interessi
EMPOLI. Non sono pochi gli economisti che vedono il debito pubblico come il male del nostro tempo. Un male che a livello statale è arrivato a pesare 2.104 miliardi di euro e che sempre di più condiziona l'operato dei governi e la loro stabilità. Non è un caso che negli ultimi anni espressioni come “spread” e “rapporto deficit/pil” (il famoso 3%) siano entrate nel linguaggio comune e siano sempre di più al centro del dibattito politico. Anche perché il fardello che ogni cittadino deve sostenere a questo proposito ha sforato quota 33mila euro, dei quali oltre duemila di soli interessi. Ebbene, se i grandi numeri ci inchiodano alla dura realtà in quanto italiani, quelli più piccoli relativi all'aspetto locale non rendono meno piacevole l'essere residenti nell'Empolese Valdelsa. Nel circondario, infatti, i mutui contratti dalle undici amministrazioni nel corso degli anni pesano oltre 150 milioni di euro, 151 milioni e mezzo per la precisione.
Un debito pubblico in miniatura, seppure con tutte le differenze del caso, che aggrava quel fardello di cui si parlava sopra di altri 890 euro a testa, dal neonato al centenario. Di questi 384 sono di soli interessi. Bastano poche cifre per rendersi conto della dimensione della cosa. Ad oggi le linee di finanziamento aperte – e ancora accese – dai comuni dell'area sono 255. Tutti mutui contratti tra l'inizio degli anni Ottanta e il primo decennio degli anni Duemila. Gli ultimi ad essere stati richiesti datano 2012, anche se nella maggior parte dei Comuni già da anni il tentativo è stato quello di limitare l'accesso al credito per far scendere piano piano la pressione. Un'azione che i suoi frutti li sta già portando dal momento che rispetto solo ad un anno fa ci sono undici mutui in meno, che poi sono quelli che si sono estinti al 31 dicembre del 2013.
Tuttavia, se da una parte tale intento – quello di ridurre il debito degli enti locali - può essere ritenuto virtuoso, dall'altra va a cozzare duramente con una realtà fatta di tagli ai trasferimenti, spending review e patto di stabilità: tre facce di un rigore che sta rischiando di strozzare le amministrazioni comunali. Tornando ai freddi numeri, quello che lascia maggiormente sgomenti è il divario decisamente ampio tra l'importo dei mutui (la quota capitale, per intendersi, calcolata al netto degli interessi) e il debito totale considerato al lordo degli interessi. Questi ultimi, infatti, costituiscono quasi il 45% della somma complessiva: per poco più di 86 milioni di euro concessi, infatti, gli enti locali sono stati e continuano ad essere chiamati a restituire qualcosa come 151 milioni e mezzo di euro. Il peso degli interessi è presto trovato: 65 milioni di euro che vanno a rimpinguare le casse degli istituti bancari che hanno concesso il credito rischiando ben poco, visto che a contrarre il mutuo erano emanazioni dirette della pubblica amministrazione. Questi soldi, insomma, a differenza della quota capitale che è servita per fare investimenti, non sono andati direttamente a beneficio della collettività.
Un problema questo che si ripete sia se si parla di debito pubblico nazionale, sia se si analizza l'indebitamento dei comuni. E che magari dovrebbe far riflettere sul ruolo delle banche nazionali, così come di quella centrale europea. Per quanto attiene alle casse delle amministrazioni, la morigeratezza degli ultimi anni ha fatto scendere la quota da pagare nei prossimi. Se, infatti, lo scorso anno mancavano da saldare oltre 62 milioni di euro, quest'anno il monte si è notevolmente assottigliato arrivando a poco più di 54 milioni di euro. La maggior parte dei mutui, comunque, scadranno di qui ai prossimi cinque anni, anche se in alcuni Comuni si continuerà a pagare fino al 2040. In assoluto, i Comuni che hanno fatto maggior ricorso al credito e che hanno accumulato un indebitamento maggiore sono Vinci ed Empoli, entrambi sopra i 20 milioni di euro al netto degli interessi. A seguire ma ben staccati Fucecchio, che ha accumulato quasi 12 milioni di euro di quota capitale, e Montespertoli che invece sfiora quota 9 milioni di euro. Di poco superiore ai quattro milioni di euro anche il ricorso al credito a Cerreto, Certaldo e Montelupo. Intorno ai due milioni Castelfiorentino e Montaione, mezzo milione Capraia e Limite e appena 74mila euro (che tra l'altro finirà di pagare alla fine del prossimo anno) Gambassi. Ovviamente a tutte queste quote, tanto per ribadire il concetto, vanno aggiunti gli interessi.
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