Sicurezza
Studenti scrivono a Renzi «Basta incentivare il gioco»
I ragazzi del Checchi chiedono al premier provvedimenti contro la ludopatia «Lo Stato deve combattere il fenomeno anche per tutelare il nostro futuro»
FUCECCHIO. «Sappiamo che lei crede nei giovani, e anche per questo contiamo che possa trovare il tempo per leggere la nostra lettera. Auspichiamo che decida, anche per tutelare il nostro futuro, di prendere i provvedimenti più idonei per evitare che lo Stato continui ad incentivare il triste, spesso tragico, fenomeno della ludopatia».
Con questo accorato appello si conclude la lettera aperta che gli studenti della 3° A Liceo del Checchi hanno deciso di scrivere al premier incaricato Matteo Renzi, dopo aver tastato - con l’aiuto di alcuni esperti - la piaga della ludopatia o dipendenza da gioco d'azzardo, un qualcosa che sta segnando sempre più la società italiana.
«Bello, anzi bellissimo - i ragazzi citano Luciana Littizzetto - è quando un barista fa portare via le slot-machine perché è stufo di vedere la gente che si gioca la pensione». Perché gli studenti - come si legge ancora nella lettera - vorrebbero che lo Stato si muovesse contro il gioco, invece di proteggerlo, perché la diffusione delle slot-machine ha degli aspetti eticamente molto discutibili, con una legislazione in merito abbastanza illogica. Ma come nasce questa presa di posizione? A spiegarlo è il rappresentante di classe Amarildo Xhixha : «Grazie al nostro professore Gustavo Micheletti - racconta - abbiamo intrapreso un percorso di conoscenza su questo tema e, una volta terminata la nostra ricerca, ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa di più significativo, che lasciasse un segno. Da qui nasce la lettera, scritta tutti assieme con la collaborazione del professore Micheletti». Una missiva indirizzata al nuovo presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha giurato ieri dinanzi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sembra essere un appello fra giovani, fra i 17enni del Checchi e il 39enne premier fiorentino, che sanno di parlare una lingua comune, quella della schiettezza, soprattutto quando ci si pronuncia su temi delicati con risvolti drammatici come le dipendenze, tra le quali la ludopatia sta conquistando sempre più terreno, purtroppo. Che fare, quindi, per cercare di arginare il dilagare della ludopatia? Anche qui i giovani studenti hanno le idee chiare: «Sappiamo infatti che lo Stato guadagna, dagli oltre 90 miliardi di ricavi prodotti dal gioco d’azzardo legalizzato, circa 8 miliardi l’anno, ma sappiamo anche che, contemporaneamente, è costretto a spendere soldi per centri di recupero e campagne di sensibilizzazione. D’altra parte ci chiediamo: cosa accadrebbe se quei 90 miliardi fossero stati spesi diversamente, per esempio per fare la spesa? Quali effetti avrebbe avuto questo impiego dei soldi sulla domanda interna, sull’occupazione, sull’Iva, e quindi di nuovo sulle casse dello Stato?». Ma lo sfogo degli studenti non finisce qui: «La domanda che ci sorge spontanea è dunque la seguente: perché le istituzioni non fanno nulla di realmente incisivo per cercare di eliminare, o almeno mitigare, questo fenomeno? Per quanto comprendiamo bene che quegli otto miliardi possano “fare gola” ad ogni Ministro dell’economia, siamo sicuri che non ci siano metodi socialmente meno devastanti per reperirli?». Parole forti e chiare, a cui il nuovo premier forse darà ascolto perché, come sottolineano gli studenti riferendosi sempre al Festival di San Remo «bello è quando un politico dice la verità anche se la verità gli fa perdere voti». La palla ora passa a Renzi.
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