Il Tirreno

Empoli

Rubano i soldi del ragazzo rimasto orfano

di Francesco Turchi
Rubano i soldi del ragazzo rimasto orfano

I ladri portano via la cassaforte con i contanti donati dai colleghi di lavoro del padre, scatta una nuova colletta

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EMPOLI. Con piede di porco e flessibile hanno fatto irruzione in una casa e si sono portati via tutto ciò che hanno trovato, compresa la cassaforte. Hanno svuotato il frigorifero e messo sottosopra gli armadi. Ma stavolta la scorribanda dei soliti ignoti senza scrupoli ha lasciato uno strascico che va al di là della rabbia mista a paura. Perché in quella cassaforte non c’era un tesoro, ma qualcosa che ha un valore ancora più grande, che va ben al di là di quello economico: decine di piccoli oggetti in oro (ricordi di momenti felici), ma anche la fede del marito che non c’è più e 400 euro in contanti, frutto di un gesto di solidarietà in occasione di un lutto che ha sconvolto una famiglia.

Soldi che sarebbero serviti per pagare il patentino di un ragazzo rimasto orfano del padre. Tanto che i colleghi stessi – quando hanno saputo del furto – hanno deciso di fare una nuova colletta, con la speranza che anche altri seguano l’esempio e diano una mano concreta a una famiglia che sta passando da un incubo all’altro. Da quando, nell’ottobre del 2012, un infarto si è portato via Giuliano Meacci, mentre stava facendo dei lavori nel giardino di casa, in via di Pianezzoli a Empoli. Aveva 49 anni ed era dipendente di Publiambiente, dove era molto stimato, sia sul piano professionale come tecnico addetto al controllo discariche, sia per le qualità umane.

I suoi colleghi – in quei giorni di dolore – fecero una piccola raccolta di fondi e li consegnarono alla vedova. Novecento euro. Che lei ha custodito in una piccola scatola all’interno della cassaforte fino a pochi giorni fa. Fino a quella maledetta notte, tra venerdì e sabato.

«Sono andata a dormire da mio padre – racconta Alessandra Pini – che ha bisogno di assistenza e in casa non c’era nessuno». I malviventi lo sapevano benissimo. Perché da come si sono mossi avevano studiato il piano – e i movimenti della donna – alla perfezione.

Hanno legato il cancello automatico col filo di ferro, in modo da ostacolare l’eventuale ritorno della padrona di casa. Col piede di porco hanno forzato la porta d’ingresso. Poi sono saliti al primo piano.

E utilizzando un flessibile sono riusciti a smurare la cassaforte: «Dentro c’erano i doni che ha ricevuto il mio bambino negli anni. La fede nuziale di mio marito, piccoli gioielli come quelli che hanno tutti e che io non posso indossare perché sono allergica. Era il mio piccolo mondo, fatto di ricordi. Si sono portati via tutto, non mi è rimasto niente». E si sono presi anche la scatolina in cui erano custoditi i soldi raccolti dai colleghi: «Nel corso del tempo li avevo utilizzati in parte per le spese di mio figlio. Erano rimasti quattrocento euro. Proprio in questi giorni – racconta Alessandra tra le lacrime – ha portato una pagella bellissima. Volevo regalargli il patentino, ma quei soldi non ci sono più».

I ladri non si sono accontentati di distruggere porte e muri, di portare via di tutto: «Hanno anche svuotato il frigo e gettato per terra una parte degli alimenti». Gli altri se li sono portati in un boschetto a pochi passi dall’abitazione, dove hanno “festeggiato” il colpo con un banchetto beffardo, senza che nessuno – in piena notte e in una zona di campagna – si accorgesse di niente.

Quando Alessandra è tornata, la mattina seguente, ha trovato la casa nel caos, con abiti e cibo sparsi ovunque, mescolati al fango lasciato dalle scarpe dei malviventi, che probabilmente erano arrivati all’abitazione passando dalle campagne.

Non le è rimasto altro che denunciare il furto alla polizia del commissariato di piazza Gramsci. E intanto i colleghi del marito, sconvolti da quanto è accaduto, hanno deciso di fare una nuova colletta, per restituire ad Alessandra e a suo figlio, almeno i contanti che sarebbero stati utilizzati per il patentino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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