Il Tirreno

Empoli

Tagli al fondo ripetizioni i dirigenti in difficoltà

di Marco Pagli
Tagli al fondo ripetizioni i dirigenti in difficoltà

Preoccupata Paola Pisano della Cgil: «Le famiglie saranno costrette o a dare un contributo all’istituto oppure ricorrere all’offerta dell’esterno»

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EMPOLI. La saggezza popolare sa bene che la perfezione costa. Quello che forse è meno evidente è che in tempi di crisi a costare è anche e soprattutto l'imperfezione, specie se si tratta di scuola. Non è un mistero, infatti, che mandare i figli a ripetizione privata equivalga molto spesso ad un salasso. Ma da quest'anno potrebbe diventarlo anche iscriverli ai corsi di recupero organizzati dalla scuola e tenuti dai docenti in organico all'istituto. Il budget ministeriale per il finanziamento dei corsi di recupero, infatti, ha subito una sforbiciata che ha dimezzato il suo importo e che lascerà ai dirigenti scolastici un margine di manovra davvero ridotto: o sopprimere, del tutto o quasi, i corsi destinati agli studenti in ritardo sul programma oppure chiedere alle famiglie un contributo per poterli portare avanti. Certo per i genitori non si tratta di una grossa novità, visto che la maggior parte delle scuole anche nel territorio dell'Empolese Valdelsa in questi anni ha già fatto suonare più volte la sirena di emergenza, chiedendo aiuto alle famiglie.

Una privatizzazione mascherata, l'ulteriore passo indietro dell'azione pubblica della scuola che non è più in grado di garantire quello che invece per decreto dovrebbe. Sì, perché era stato lo stesso Giuseppe Fioroni, all'epoca ministro dell'istruzione, nel 2007 a prevedere che fossero gli istituti a organizzare corsi di recupero per chi avesse bisogno di recuperare i debiti formativi. E per questo era stata introdotta una voce specifica all'interno del Mof (il piano per il miglioramento dell'offerta formativa), il fondo che copre varie occorrenze per ciascuna scuola: dalle ore di eccedenza e di supplenza alle funzioni strumentali e agli incarichi specifici del personale, fino ad arrivare appunto ai corsi di recupero. Risorse, in ogni caso ridotte – basti pensare che per un istituto comprensivo di media grandezza lo stanziamento si aggirava intorno ai 30mila euro – ma comunque un punto di partenza per svolgere quelle attività che non rientrano nei finanziamenti ordinari. «Già lo scorso anno il fondo aveva subito un taglio per il ripristino dello scatto del 2011 per il personale – spiega Paola Pisano, segretaria Flc Cgil provinciale – ma eravamo riusciti a non far intaccare i soldi per i corsi. Quest'anno, invece, la sforbiciata si è abbattuta anche su questo aspetto. Il problema è che già erano poche prima le risorse, adesso garantire questa offerta formativa diventerà impossibile per i dirigenti. Il risultato sarà che le famiglie o daranno un contributo alla scuola, l'ennesimo a causa dei continui tagli che gli istituti stanno subendo da anni, oppure saranno costrette a rivolgersi all'esterno dell'istituto per far recuperare». L'esterno, appunto, che significa ripetizioni private svolte da docenti in pensione o ancora in attività oppure da studenti universitari, con prezzi che nella maggior parte dei casi rimangono alti, anche se in leggero calo rispetto al passato. Secondo le stime dell'associazione dei consumatori Adoc, infatti, un'ora di ripetizione di lingue può andare da un massimo di 31 euro se a tenerla è un professore ad un minimo di 20 se si tratta di uno studente. Che salgono a 33 euro per i docenti e 23 per gli studenti nel caso di latino e greco e addirittura a 35-25 euro per matematica e fisica. Un mondo questo che, nonostante la possibilità di utilizzare forme legalizzate come i voucher lavorativi, rimane tra quelli dove il rischio evasione è altissimo, come conferma un recente studio dell'istituto di ricerca Eures: solo uno su dieci dichiara quanto riscuote per le ripetizioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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