Il Tirreno

Empoli

È tornato a casa il Santo Stefano dopo anni di restauro

di Filippo Cioni
È tornato a casa il Santo Stefano dopo anni di restauro

É un’opera rinascimentale di Francesco Valdambrino una delle più preziose del museo della Collegiata

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EMPOLI. E' tornata a casa dopo due anni di restauro ed Empoli ha ritrovato una delle opere artistiche più antiche e preziose del suo patrimonio. Nel museo della Collegiata ha un posto d'onore, al centro di una delle sale dove i dipinti segnano il passaggio dal Gotico al Rinascimento. «Non a caso la statua del Santo Stefano di Francesco di Valdambrino, in legno intagliato e dipinto - come spiega il proposto di Empoli don Guido Engels - impersonifica forse meglio di altre opere l'influenza e il passaggio tra queste due fasi artistiche. L'opera mancava da qualche anno in città e riaverla qui tra noi, proprio per il suo valore artistico ma anche simbolico, è motivo di grande soddisfazione».

Il Santo Stefano è stato restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze in occasione della mostra "La primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze dal 1400 al 1460" tenutasi prima a Palazzo Strozzi e poi al Musée du Louvre. Questo appuntamento ha permesso un’ampia e fondamentale campagna di restauri in Italia e in Francia, finanziata congiuntamente dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Musée du Louvre. Per il Valdambrino ci sono voluti circa 15mila euro. La statua viene fatta risalire al 1409, in origine si trovava nel battistero della Collegiata ed era ricoperta da uno strato di colore bianco a imitazione del marmo, presumibilmente sette-ottocentesco, che venne rimosso nel 1935 da un primo restauro, che di fatto permise di recuperare la policromia della veste e del volto. Fino ad arrivare all'ultimo intervento recente e la sua nuova collocazione nel museo della Collegiata.

«In questa sua opera si vede chiaramente l'aggiornamento dello stile del Valdambrino - spiega don Guido Engels - orientato alla ricerca di eleganze compositive e preziosità dei particolari decorativi. La direzione va verso i nuovi dettami artistici rinascimentali». La statua è concepita per una vista frontale ma la posizione dei piedi, con la gamba destra avanzata tanto da far intuire un ginocchio sotto la veste del santo e la posa delle braccia portate verso il petto, le conferiscono un movimento gentile che si apre verso lo spazio circostante. Particolarmente raffinato è il volto e anche i capelli riccioli lavorati a chiocciola. La statua è alta un metro e mezzo e lo stato di conservazione, complice ovviamente gli ultimi restauri, è buono tanto che si vedono ancora i colori originali di inizio 1400. «La statua è rientrata al Museo questa settimana - spiega Marina Rossi dell'ufficio cultura del Comune di Empoli - ed è stata collocata al primo piano del museo della Collegiata su indicazione precisa della Soprintendenza competente. Nelle prossime settimane provvederemo a presentare il restauro alla città, preparando per prima cosa un piccolo opuscolo con le informazioni in dettaglio sull’opera e sul lavoro di restauro eseguito. Proprio perché l'opera ha un valore storico, oltre che affettivo per la città e la nostra chiesa più importante, che non è in discussione». La speranza è anche che il ritorno del Valdambrino a Empoli possa portare più visitatori al museo della Collegiata. «Pochi lo sanno - conclude don Guido Engels - ma questo museo, come hanno avuto modo di sottolineare anche esperti d'arte, tra i musei toscani privati è uno dei migliori per la qualità e l'antichità delle opere esposte. Sono 96 su otto sale e spaziano generalmente dal Gotico al Rinascimento. Manca però un'adeguata pubblicità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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