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Rifiuti, problema eterno (e caro)

Già nel 1972 si criticava il passaggio dallo spazzino al sacchetto

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FUCECCHIO. Quando al centro di raccolta di Ponte a Cappiano, fu annunciato da Publiambiente il servizio di raccolta dei rifiuti, porta a porta mediante l'esposizione da parte di famiglie e aziende dei contenitori per la raccolta differenziata - residui organici, carta e cartone, multimateriale, rifiuti indifferenziati - secondo il calendario stabilito, erano presenti anche le forze politiche. Allorché fu specificato che il servizio, con il nostro contributo d'acquisto sacchetti e separazione dei rifiuti, sarebbe costato più caro - nonostante che il più si faccia noi utenti - nessuno chiese il perché dell'aggravio dei costi.

Mi tornò allora in mente che già nell'aprile 1972, il mensile fucecchiese “L'eco”, 4 pagine formato lenzuolo, 100 lire, commentava nella rubrica “I fatti, le idee”, il passaggio dallo spazzino che svuotava il bussolo di casa in un grande raccoglitore, con la novità che «l'immondizia verrà insalsicciata entro sacchetti di plastica (lire 9 o 13 cadauno, secondo il volume). Ci sembra però che da come è stato impostato il progetto si sia ben lontani da una facilitazione di tale servizio igienico, e questo perché spetta ai privati procurarsi i sacchetti dai rivenditori. Mentre ovunque sono i netturbini che provvedono allo scopo depositando ogni giorno un sacchetto vuoto e ritirando quello pieno. Senza contare che il nuovo sistema è funzionale solo presupponendo un inceneritore o simili, altrimenti si aggiungono rifiuti indeteriorabili, come i sacchetti di plastica, a quelli consueti, perlomeno deteriorabili».

(l.g.)

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