Il Tirreno

Empoli

Massimo in busta 650 euro ma i tagli non si fermano

di Antonio Lanza
Massimo in busta 650 euro ma i tagli non si fermano

Protesta delle lavoratrici della scuola impiegate dalla società tedesca Dussmann Da marzo stipendi ridotti del 35% e a gennaio non sono arrivati tutti i soldi

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EMPOLI. Sono una cinquantina di lavoratrici, tutte donne tra i quaranta e i sessant’anni; prendono un salario da fame, tra 200 e 650 euro al mese e molte di loro sono le sole a portare a casa qualcosa. Sono tutte lavoratrici impiegate nei cosiddetti “appalti storici” delle scuole dell’Empolese Valdelsa e non hanno paura di esporsi: dicono con orgoglio il loro nome e cognome e raccontano per filo e per segno come stanno realmente le cose sul posto di lavoro. Raccontano che, oltre a pulire le scuole, portare i pasti alla mensa, sorvegliare gli ingressi, spesso aiutano il personale scolastico in mansioni particolari, ad esempio, cambiare i pannolini agli alunni delle scuole dell’infanzia. Dicono di fare anche ciò che non sono tenute a fare ma che se lo fanno è solo per rendersi utili e per tenersi stretto il loro lavoro. Le più fortunate per sei ore, percependo uno pseudo-stipendio, le meno fortunate per tre ore al giorno. Addirittura c’è qualcuno che dice di avere un contratto di un’ora e quarantacinque minuti al giorno ed un salario di neanche duecento euro al mese.

Sono tutte impiegate della Dussmann, una multinazionale tedesca che ha vinto la gara d’appalto in 13 regioni italiane, e che in Toscana ha primeggiato per un ribasso del 66%. Dal primo marzo la Dussmann ha previsto un ulteriore ribasso sugli stipendi ed un taglio del personale di servizio nelle scuole. Queste lavoratrici sono ormai stanche e ieri mattina, come annunciato dalla Filcams Cgil, hanno scioperato davanti alla sede del Circondario di piazza della Vittoria a Empoli. Erano una cinquantina su un totale di 90 impiegate in tutta la zoa. Chiedono di capire con chiarezza il valore del loro salario che sulla carta è di 5 euro e 69 lordi l’ora. Neanche una retribuzione più equa, ma solo sapere se prenderanno nel mese di gennaio e febbraio quello che è stato pattuito nel loro contratto a “tempo indeterminato”. Ma per ora di indeterminato ci sono solo i soldi che hanno percepito. Hanno ricevuto un cedolino dalla banca di un terzo dell’importo dovuto. Non solo niente straordinari, ma neanche il salario minimo. «Già facciamo tutte le ore in più senza sapere se ci verranno pagate - afferma - Lina Greco, 38 anni, impiegata alla scuola elementare di Sovigliana da sei anni - ora non siamo neanche sicure che prenderemo ciò che ci spetta». Infatti le 90 lavoratrici del circondario hanno ricevuto il pagamento a gennaio che manca della gran parte del dovuto. Ma non basta, perché dal primo marzo si prevede l’ulteriore taglio del 35% promesso dalla Dussmann nel suo piano di mantenimento degli standard economici sul servizio. «Abbiamo già subito un taglio del 25% con la precedente società - dichiara Mara Giorli, delegata Rsu - la Dussmann aveva assicurato che per i primi tre mesi dell’anno non avremmo subito il taglio del 35% come previsto dal loro piano. Ma oggi temiamo che abbiano già cominciato a tagliare senza dirci nulla». A Giuseppina Orlotti le sono state assegnate solo 3 ore al giorno e suo marito è disoccupato da tre anni. La stessa situazione che vive Rosalia Di Maria che vive con il marito disoccupato. «Speravo - dice - che mantenendo questo lavoro saremmo riusciti a vivere meglio in futuro; ma adesso non si sa più neanche se ci sarà un domani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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