Toscana
L’azienda non si arrende «Ricorreremo in appello»
EMPOLI. I due ricorsi, presentati da Poste Italiane e da un cittadino residente nel circondario, sono stati accolti dal giudice di pace di Empoli, ma Publiambiente non demorde e annuncia battaglia:...
EMPOLI. I due ricorsi, presentati da Poste Italiane e da un cittadino residente nel circondario, sono stati accolti dal giudice di pace di Empoli, ma Publiambiente non demorde e annuncia battaglia: «Ricorreremo in appello e citeremo in giudizio anche l’Agenzia delle entrate» fanno sapere da via Garigliano.
Anche perché un eventuale boom di ricorsi accolti metterebbero a rischio le casse della società che gestisce i rifiuti: «Con la riscossione della Tia noi fungevamo da sostituto d’imposta: quei soldi incassati con l’applicazione dell’Iva li abbiamo girato nelle casse dello Stato». Quindi – almeno allo stato attuale – Publiambiente si ritroverebbe a restituire dei soldi che non ha più.
Poi l’azienda guidata dal presidente Paolo Regini sottolinea anche un “precedente”. Nel giugno 2013 l’azienda Veritas di Venezia aveva chiesto all’Agenzia delle entrate un chiarimento sulla circolare del Ministero dell’Economia (3/DF dell’11 novembre 2010), che stabiliva appunto che sulla Tia doveva essere applicata l’Iva. E la risposta delle Entrata era stata netta: avanti con l’imposta sull’imposta.
Ma non solo: «È vero che c’è una sentenza della Corte Costituzionale che dice il contrario – sottolineano ancora dagli uffici di Publiambiente – ma poi il governo non è mai intervenuto con apposite norme di attuazione. Di conseguenza abbiamo riscosso l’Imposta per anni perché non potevamo fare diversamente, altrimenti si sarebbe trattato di evasione fiscale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google