Il Tirreno

Empoli

Flop delle camere a gas infestato dai piccioni l’ospedale di Empoli

di Francesco Turchi
Flop delle camere a gas infestato dai piccioni l’ospedale di Empoli

Mille volatili soppressi in un anno con l’anidride carbonica Falliscono anche i falchi, struttura ricoperta di guano

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EMPOLI. L’eutanasia di massa non è efficace. E un anno dopo l’ospedale San Giuseppe è ancora infestato dai piccioni. La struttura di viale Boccaccio è completamente ricoperta di guano, in particolare il loggiato esterno. E ieri mattina un lettore si è presentato alla nostra redazione “armato” di fotografie che testimoniano le pessime condizioni della struttura sanitaria: «Non è normale che chi si reca in ospedale si ritrovi in un contesto del genere». Effettivamente la situazione è molto critica da questo punto di vista. Non è soltanto una questione di estetica, ma anche di igiene e di immagine per un ospedale inaugurato appena sei anni fa.

Tutta colpa delle migliaia di piccioni che ormai da anni vivono sul tetto della struttura vecchia, ma che spesso trovano rifugio anche sotto al loggiato: un “nido” ideale dove i piccioni hanno la disponibilità dell’acqua, possono contare sul calore garantito dagli impianti. Una situazione che aveva fatto scattare i controlli, grazie ai quali nel febbraio del 2013 si era scoperto che la colonia era affetta dalla pseudopeste aviaria (o “malattia di Newcastle”), un virus non pericoloso per l’uomo ma letale per gli animali da allevamento. Per questo L’Azienda sanitaria aveva messo a punto un piano di eliminazione con «metodi eutanasici» in tre mosse: cattura (con l’utilizzo di gabbie), uccisione, attraverso delle mini “camere a gas” e smaltimento, con l’incenerimento. E il sindaco Luciana Cappelli aveva dato il via libera all’operazione, per evitare «rilevanti inconvenienti di tipo igienico-sanitario dovuti a deiezioni, piume, uova e carcasse di uccelli morti che attirano altri animali quali topi, mosche, acari e zecche». L’operazione – sempre secondo l’ordinanza del sindaco – si sarebbe dovuta concludere entro un anno. Nel corso del quale i piccioni sono stati attirati all’interno di voliere (dotate di dispositivi di entrata e non uscita) dal mangime e quindi rinchiusi in speciali contenitori, all’interno dei quali viene gradualmente immessa anidride carbonica: il gasi li addormenta e poi li uccide. Le carcasse degli uccelli sono state smaltite tramite l’incenerimento: l’abbattimento è stato effettuato ogni quindici giorni, direttamente sul posto. Poi le carcasse sono state portate in appositi “centro di transito autorizzato”, prima di essere trasferite negli impianti di incerenimento, fuori dalla Toscana, secondo quanto previsto dal protocollo comunitario. Il tutto con una spesa – aveva spiegato l’Asl 11 nella fase di avvio dell’abbattimento – di 16mila euro.

Ma tutto questo non è stato sufficiente a risolvere il problema. In un anno sono stati catturati e uccisi mille piccioni, che sono stati anche oggetto di analisi, i cui risultati definitivi non sono ancora disponibili.

Ma nel frattempo, tra riproduzioni e nuovi arrivi, l’emergenza è rimasta pressoché inalterata. «Per raggiungere il risultato significativo sul controllo della popolazione dei piccioni – spiega l’Asl 11 in una nota – è necessaria una strategia di lungo periodo che intervenga sulla biologia e il comportamento dei volatili. Abbiamo intrapreso questa strada tramite un'attività di contenimento della popolazione consapevole anche che si tratta di un problema di portata tale che va al di là del sito ospedaliero empolese. Nell'ambito dei questo obiettivo, l'Asl 11 ha messo in atto sistemi integrati che vanno dall’uso di falchi alla limitazione dei siti di nidificazione». Che però non hanno dato risultati apprezzabili: «L'attività di contenimento della popolazione volatile è tuttora in atto, consapevoli che non esistano singoli interventi risolutori, ma strategie combinate, che vanno da interventi sistematici di territorio al comportamento improprio dei cittadini che possono favorire le condizioni di incremento».

Nel 2013 «è stato catturato circa un migliaio di esemplari tramite una ditta specializzata con impegno economico e organizzativo da parte dell'Asl 11».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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