Il Tirreno

Empoli

Flop delle camere a gas, infestato dai piccioni l’ospedale di Empoli

Flop delle camere a gas, infestato dai piccioni l’ospedale di Empoli

Mille volatili soppressi in un anno con l’anidride carbonica, falliscono anche i falchi, la struttura di viale Boccaccio ricoperta di guano

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EMPOLI. L’eutanasia di massa non è efficace. E un anno dopo l’ospedale San Giuseppe è ancora infestato dai piccioni. La struttura di viale Boccaccio è completamente ricoperta di guano, in particolare il loggiato esterno. E un lettore si è presentato alla nostra redazione “armato” di fotografie che testimoniano le pessime condizioni della struttura sanitaria: «Non è normale che chi si reca in ospedale si ritrovi in un contesto del genere». Effettivamente la situazione è molto critica da questo punto di vista. Non è soltanto una questione di estetica, ma anche di igiene e di immagine per un ospedale inaugurato appena sei anni fa.

Tutta colpa delle migliaia di piccioni che ormai da anni vivono sul tetto della struttura vecchia, ma che spesso trovano rifugio anche sotto al loggiato: un “nido” ideale dove i piccioni hanno la disponibilità dell’acqua, possono contare sul calore garantito dagli impianti. Una situazione che aveva fatto scattare i controlli, grazie ai quali nel febbraio del 2013 si era scoperto che la colonia era affetta dalla pseudopeste aviaria (o “malattia di Newcastle”), un virus non pericoloso per l’uomo ma letale per gli animali da allevamento. Per questo L’Azienda sanitaria aveva messo a punto un piano di eliminazione con «metodi eutanasici» in tre mosse: cattura (con l’utilizzo di gabbie), uccisione, attraverso delle mini “camere a gas” e smaltimento, con l’incenerimento.

Nel corso di un anno sono stati catturati e uccisi mille piccioni, che sono stati anche oggetto di analisi, i cui risultati definitivi non sono ancora disponibili.

Ma nel frattempo, tra riproduzioni e nuovi arrivi, l’emergenza è rimasta pressoché inalterata. «L'Asl 11 - si legge in una nota – ha messo in atto sistemi integrati che vanno dall’uso di falchi alla limitazione dei siti di nidificazione». Che però non hanno dato risultati apprezzabili: «L'attività di contenimento della popolazione volatile è tuttora in atto, consapevoli che non esistano singoli interventi risolutori, ma strategie combinate, che vanno da interventi sistematici di territorio al comportamento improprio dei cittadini che possono favorire le condizioni di incremento».

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