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Congelati i lavori all’argine che ha ceduto per la piena

Congelati i lavori all’argine che ha ceduto per la piena

Il Consorzio: «Nessun pericolo a Turbone, aspettiamo che cali il livello dell’acqua» Via Saettino, la replica dell’Unione: «Allagamenti indipendenti dalle manutenzioni»

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MONTELUPO. «L’argine ha ceduto in parte, ma la popolazione non ha nulla da temere». Anche se per effettuare l’intervento di riparazione si dovrà attendere l’abbassamento del livello dell’acqua. Il Consorzio di bonifica della Toscana centrale tranquillizza la cittadinanza montelupina in merito all’erosione dell’argine della cassa di espansione della Pesa a Turbone.

«Si tratta di un cedimento di parte del versante dal lato del corso d'acqua della struttura arginale che separa il torrente dall'area di laminazione della cassa di espansione del Molino dell'Ospedale» realizzata a metà degli anni Novanta (dopo le storiche piene della Pesa del 1992 e 1993) e che si estende per circa dieci ettari con una capacità di invaso complessiva di circa trecentomila metri cubi d'acqua: «Il cedimento è avvenuto nella nottata tra lunedì e martedì quando il torrente ha raggiunto il picco di piena sfiorando il secondo livello di guardia fissato a 3,5 metri di altezza idrometrica», intorno alle 2 di notte. Martedì mattina i tecnici del Consorzio hanno effettuato un primo sopralluogo per verificare il danno «e organizzare, in collaborazione con il Circondario Empolese Valdelsa, il ripristino della struttura al suo stato ottimale. L' intervento sarà effettuato a condizioni meteorologiche migliori, quando cioè un livello del corso d'acqua più basso renderà possibile i necessari lavori di manutenzione straordinaria».

Nel frattempo, tuttavia, «non si aggravano le condizioni di sicurezza della zona – assicurano dal Consorzio – considerato che non ci sono abitazioni o infrastrutture nelle vicinanze e che un'eventuale rottura arginale farebbe semplicemente entrare le acque di piena nell’area già destinata alla laminazione». Intanto in tutto l’Empolese Valdelsa, dopo le piogge dei giorni scorsi che hanno creato non pochi disagi, la situazione è tornata alla normalità. O quasi. Il maltempo infatti qualche segno l’ha lasciato, soprattutto sulle strade, tra asfalto rovinato, buche e smottamenti. E, in queste ore, non sono mancate le polemiche. In particolare gli abitanti di via Saettino a Fucecchio, costretti all’evacuazione a causa della piena dell’Arno, che avevano attaccato il sindaco Toni per la scarsa manutenzione del fiume: «Eppure – avevano sottolineato – paghiamo le tasse come tutti gli altri. Ma ci sentiamo dimenticati: siamo ostaggio dei rimpalli di competenze». Accuse respinte con forza dal sindaco, che nell’occasione ha anche sottolineato come l’insediamento si trovi in golena, protetto soltanto da un piccolissimo argine. La manutenzione dell’Arno in realtà è di competenza dell’Unione dei Comuni e il responsabile della difesa del suolo, Paolo Collodel, assicura che ciò che è successo – con l’acqua che è arrivata a lambire le abitazioni – non è una conseguenza dei mancati interventi: «Facciamo la manutenzione 1-2 volte all’anno, con il relativo taglio della vegetazione, comprese le canne, che però crescono rapidamente».

Ma il maxi-allagamento che ha minacciato l’insediamento realizzato nei primi anni del Novecento non ha niente a che vedere con la vegetazione: «Quelle case – sottolinea l’ingegnere dell’Unione, Collodel – si trovano in un’area golenale e quando si verificano piene di questa portata c’è ben poco da fare».

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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