Sicurezza
Un sinistro magico da Fucecchio alla Cina
L’estro calcistico di Alessandro Diamanti sbocciò nella compagine bianconera I ricordi dell’ex dirigente Mannini che lo scoprì grazie al presidente del Prato
FUCECCHIO. Ieri è volato in Cina al Guangzhou F.C., dove troverà l’altro toscano d’esportazione Marcello Lippi. In pochi sanno, però, che la carriera di Alessandro Diamanti, trequartista classe 1983 ormai stabilmente in nazionale, è iniziata – a livello di prima squadra – dal Fucecchio 1903, dove nel 2001-02 vestì il numero 10 dopo esser stato ceduto in prestito dalla compagine della sua città, il Prato. Ai quei tempi Diamanti era ancora acerbo ma si intravedevano già le stimmate del grande giocatore, soprattutto quel sinistro magico che ha bucato tantissimi portieri in serie A, per merito del quale nell’annata fucecchiese segnò tre reti su punizione, una delle quali praticamente da centrocampo contro il San Colombano, che militava come il Fucecchio in serie D.
A portarlo in squadra fu Giuseppe Mannini, per tutti “l’avvocato”, una vita trascorsa ad occuparsi della squadra del suo paese. Ora Diamanti è un giocatore affermato, una sorta di eroe dei due mondi, il primo grande calciatore italiano che ha deciso di fare i bagagli ed emigrare in Cina nel team guidato da Lippi, il Guangzhou appunto. Ha segnato un rigore decisivo negli europei del 2012 contro l’Inghilterra e la sua assenza si sentirà molto nel Bologna. Il calcio, però, è questo: è globalizzazione, la Cina è un mercato dalle possibilità sterminate e può offrire ingaggi superiori che fanno inevitabilmente gola, anche se il livello del campionato è sicuramente inferiore.
Ma torniamo al Diamanti “fucecchiese” e alle parole del suo “scopritore” Giuseppe Mannini, che apre il libro dei ricordi: « Riuscii a prenderlo – racconta lo storico dirigente – grazie alla grande amicizia col presidente del Prato. Era impiegato come cosiddetta “quota”, cioè tra quei giovani che devono per forza essere presenti in campo secondo le normative. Era giovane ma faceva già la differenza. A distanza di tempo c’è chi mi ha chiesto che fine avesse fatto quel dieci funambolico che portammo a Fucecchio e io, quasi stupito, feci notare che quel giocatore ora veste la maglia della nazionale». Ma oltre al Diamanti in campo c’era anche quello di tutti i giorni, che viveva la quotidianità degli allenamenti con la spensieratezza che oggi lo fa sembrare un anarchico del pallone: « Durante gli allenamenti – continua Mannini – lui era sempre l’ultimo della fila, perché sapeva d’avere nel piede mancino quel qualcosa in più. Scherzosamente ti rispondeva che poteva permettersi di correre meno dei suoi compagni non altrettanto dotati tecnicamente. Ne posso parlare solo bene come giocatore e come uomo e ogni tanto riesco anche a parlarci». Da quel 2001-02 sembra passato un secolo, dai campi fucecchiesi a quelli della nuova frontiera del calcio mondiale, passando da Prato, Florentia Viola, Albinoleffe, Livorno, West Ham, Brescia e Bologna. Chissà se Diamanti, quando vestì per la prima volta la maglia bianconera del Fucecchio, avrebbe potuto mai immaginarsi che a distanza di poco più di dieci anni sarebbe stato il primo top-player italiano ad esibirsi negli stadi cinesi. Due universi opposti, uniti da una lingua comune: il pallone.
Marco Sabia
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