Sicurezza
Dalla Sardegna per colpire lo scalo ferroviario
Oltre 200 ordigni da 226 chili ciascuno sganciati sulle Cascine, Ponzano, Pontorme e Pratignone
EMPOLI. La mattina del 26 dicembre del 1943 dalla base americana di Decimomannu in Sardegna decollarono 36 aerei B26 Marauder del 319esimo gruppo bombardieri delle United States Army Air Forces diretti sulla tranquilla e sonnacchiosa Empoli. Sì, l’obiettivo quel giorno era proprio la nostra città. Era la prima volta. I comandi americani avevano deciso, com’era ovvio che fosse prima o poi, di colpire Empoli, uno scalo ferroviario vitale per le comunicazioni su rotaia fra la Toscana fiorentina, la costa, e il sud della regione. Non solo Empoli, certo. Anche Prato e Pistoia erano fra gli obiettivi. Paralizzare il traffico ferroviario nel centro nord. Ma la stazione di Empoli, con la fabbrica di concimi chimici così a portata di mano era davvero ghiotta per l’aviazione dell’esercito statunitense.
Dopo un paio d’ore di volo i bombardieri giunsero sull’obiettivo e a partire dalle 13 e 10 sganciarono circa 210 bombe da oltre 226 chili ciascuna. Colpirono duramente la stazione ferroviaria, il parco di smistamento, il quartiere delle Cascine, il Puntone, Ponzano, Pontorme e Pratignone. Una carneficina, con 109 morti nei quartieri colpiti, soprattutto le Cascine. Contemporaneamente altri 40 bombardieri bimotori B26 del 17esimo gruppo si erano diretti sullo scalo ferroviario di Pistoia e altri 36 del 320esimo gruppo invece si dirigevano sul ponte ferroviario e sullo scalo di Prato. A Prato le 173 bombe caddero alle 13,13, a Pistoia una mezzora dopo. Era arrivata la guerra anche per gli empolesi rimasti a Empoli, ed era giunta nel modo più atroce e più tragico. L’episodio più grave dell’intero secondo conflitto mondiale. Errori umani, la tramontana che spirava forte, la fatalità. Soprattutto il fatto che tante persone erano concentrate nell’area a causa del giorno di festa e dell’ora di pranzo. Sembra che nemmeno l’allarme antiaereo sia risuonato in quel tragico giorno. Furono tante le concause che provocarono quella strage. Per gli americani un bombardamento riuscito, visto che consideravano andato a buon fine la caduta degli ordigni in un raggio di circa 300 metri dal centro dell’obiettivo. In questo caso l’obiettivo principale era la stazione, e molte bombe caddero comunque ben oltre i fatidici 300 metri.
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