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«Fate il massimo per loro» Il Papa incita le istituzioni

di Francesco Turchi
«Fate il massimo per loro» Il Papa incita le istituzioni

In piazza S. Pietro: «Il lavoro deve essere la preoccupazione di tutti» La commozione delle famiglie e la consegna di una pergamena al pontefice

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ROMA. «Saluto le famiglie e gli operai della Shelbox di Castelfiorentino». Un brivido collettivo attraversa il cuore di cento persone. «Le istituzioni facciano il massimo sforzo possibile perché il lavoro, sorgente di dignità, sia la preoccupazione centrale di tutti». In tanti applaudono, a qualcuno scende qualche lacrime. C'è chi rimane a bocca aperto, chi sorride dalla gioia. E infine un monito: «Che il lavoro non manchi mai!». Sono le 10.58 quando le parole di Papa Francesco risuonano in piazza San Pietro e scaldano i cuori dell'universo Shelbox. I lavoratori – in presidio da un anno, la cui cassa integrazione scade il 5 marzo e vedono ormai prossimo lo spettro della mobilità – ci speravano. Sapevano che il Pontefice avrebbe potuto rappresentare una straordinaria cassa di risonanza per il loro dramma. E gli avevano scritto. «Le chiediamo di risponderci, perché le sue parole ci darebbero un grande sostegno nell'affrontare un momento così difficile». Il cardinale Giuseppe Betori, coadiuvato da monsignor Giovanni Momigli della diocesi fiorentina, non hanno lasciato cadere nel vuoto quel grido di aiuto. L'hanno raccolto e hanno portato i lavoratori a Roma, in occasione dell'udienza generale. Che, casualmente, era programmata due giorni dopo il summit in Regione sul futuro dei dipendenti dell'azienda fallita. Un incontro, tra sindacati, curatore fallimentare e istituzioni, che aveva lasciato tanto amaro in bocca ai lavoratori. All'orizzonte non c'è nessuno interessato a far ripartire la produzione, o almeno a firmare una lettera di interesse (non vincolante ma che deve essere comunque accompagnata da un piano industriale credibile) che garantirebbe il prolungamento della cassa integrazione per altri sei mesi, in attesa dell'esito dell'asta (la prima sarà bandita dal curatore fallimentare la prossima settimana). Ed ecco che la trasferta si è trasformata in un vero “viaggio della speranza”. Iniziato alle 2.07 dallo stabilimento di Castelfiorentino, a bordo di due pullman. Un passaggio a Certaldo, dove abitano molti dipendenti, e poi tutti verso la Capitale. I protagonisti della gita agrodolce firmano una pergamena-ricordo che sarà consegnata a Papa Francesco insieme alla maglia della Shelbox, a una spilla e un libro della Fiom, alcune pubblicazioni relative alla Valdelsa. Al Pontefice in regalo anche il calendario del 2014 con le fotografie che raccontano un anno di presidio. All'arrivo in Vaticano l'emozione sale, l'attesa sembra infinita: «È un'emozione forte - assicura Cristina Mori, una delle anime della lotta - in questo anno di presidio abbiamo vissuto momenti molto difficili e oggi proviamo tanta soddisfazione per un'esperienza straordinaria che viviamo insieme ai nostri familiari». C'è chi ha portato i figli, chi i genitori. Alle 9.25 spunta la “Papa-mobile” e il Santo Padre “abbraccia” la folla, che lo osanna, intona cori, applaude, lo chiama per nome. Quaranta minuti più tardi inizia l'Udienza. Fino alle frasi che hanno riempito i castellani d'orgoglio e di riconoscenza. Ma tra loro c'è anche chi ha il privilegio di poter andare oltre. Di stringere la mano al Papa, di scambiarci qualche parola. I delegati Rsu Massimo Simoncini e Maurizio Garofano, il responsabile Fiom Yuri Campofiloni e il sindaco Giovanni Occhipinti, hanno l'onore del “baciamano”, col cardinale Betori nel ruolo di “amico comune” . Consegnano i doni a Bergoglio, che ringrazia e ribadisce: «Avete la mia solidarietà, prego per voi perché il lavoro è dignità».

«Ci siamo trovati di fronte - sottolinea Garofano - una persona umile, disponibile, esattamente come ce l’aspettavamo. Papa Francesco ha dimostrato ancora una volta la sua sensibilità nei confronti del grande tema del lavoro, che non è solo un problema economico, materiale, ma è anche psicologico. Tutti siamo rimasti molto colpiti, in particolare, quando ha detto che il dramma non è soltanto la mancanza di pane, ma il non sentirsi più in grado di procurare il pane alle proprie famiglie. Parole che ci incoraggiano a proseguire nella nostra lotta». Un’iniezione di fiducia e di speranza: «Un uomo splendido – aggiunge Simoncini – che ci ha regalato emozioni straordinarie». E che chiude l'Udienza come l'aveva iniziata: stringendo mani e regalando carezze ai bambini, come Lorenzo Pieroni di Certaldo, e Tommaso Grazzi di Dogana, “incaricati” di portare il bacio del Pontefice a tutto il popolo Shelbox.

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