Il Tirreno

Empoli

«Io ho visto»: e la memoria si tramanda ai più giovani

di Alessandro Marmugi
«Io ho visto»: e la memoria si tramanda ai più giovani

Cinquecento studenti delle scuole medie e superiori incantati e commossi dai racconti raccolti da Pier Vittorio Buffa e interpretati da Pamela Villoresi

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EMPOLI. Testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle gli orrori della guerra, racconti di chi per una vita intera non è riuscito a mettersi alle spalle il dolore della cruenta perdita di amici e familiari, storie di persone che non possono e non vogliono dimenticare. Olre 500 studenti delle scuole medie e superiori di Empoli ieri mattina hanno assistito all’anteprima teatrale dello spettacolo (poi replicato con lo stesso successo in serata sempre alla Perla) “Io ho visto”, magistralmente interpretato da Pamela Villoresi, che ha letto con enfasi e trasporto le testimonianze presenti nell’omonimo libro del giornalista e scrittore Pier Vittorio Buffa, che ha raccolto in prima persona e messo assieme i racconti dei sopravvissuti alle stragi nazifasciste avvenuta in Italia dal 1943 al 1945.

Una mattinata toccante introdotta dallo stesso autore assieme al giornalista Mario Lancisi. «Attraverso questo libro – ha spiegato Buffa – ho cercato di far venire alla luce quella che è stata definita come una vera e propria “terza guerra” che nazisti e fascisti hanno messo in atto contro i civili, uccidendo gratuitamente, senza un motivo. Quello che colpisce di più di queste storie è come le persone ancora oggi debbano convivere con un grandissimo dolore, ma soprattutto col peso di chi di non ha avuto giustizia per quanto gli è accaduto».

Sotto gli sguardi vivi, partecipi e commossi degli studenti Pamela Villoresi ha interpretato le testimonianze raccolte da Buffa, accompagnata da quattro ragazzi che, alternandosi, hanno introdotto i brani. Racconti provenienti da ogni parte d’Italia, dalla Sicilia alla Romagna, dal Lazio fino alla Toscana. E proprio l’ultima di queste testimonianze lette è stata quella di Tosca Lepori che all’età di 5 anni, il 23 agosto del 1943, durante l’eccidio del Padule di Fucecchio, vide morire in maniera atroce davanti ai propri occhi la madre, il fratellino, i nonni e gli zii. La signora Tosca, presente in sala con i nipoti, è salita sul palco per raccogliere l’applauso degli studenti che in lei e nel suo racconto hanno probabilmente rivisto quello dei loro nonni, che si sono ritrovati a stretto contatto con gli orrori della guerra, in una sorta di vero e proprio passaggio di valori tra una generazione e l’altra.

Poi spazio alle domande dei ragazzi che hanno chiesto all’autore e all’attrice i loro stati d’animo nel raccontare e nell’interpretare pezzi di vita così duri e tragici. Nel corso della mattinata sono intervenuti anche Eleonora Caponi assessore del Comune di Empoli, che ha o sottolineato l’importanza di questa giornata della memoria organizzata dal comune, ma anche Sauro Cappelli, portavoce dell’ Aned (associazione nazionale ex deportati) di Empoli che ha ringraziato tutti quelli che ancora oggi aiutano a tener viva la memoria e che ha concluso il suo discorso facendo un invito ai ragazzi. «Voi siete il futuro – ha detto ai giovani in sala – impegnatevi a tenere vivo il ricordo e ricordatevi (citando Giorgio Gaber, ndc) che libertà significa partecipazione».

Poi le luci si sono di nuovo abbassate e mentre sullo schermo sono apparsi i volti di coloro che, tramite la penna di Buffa, hanno raccontato la loro storia al mondo intero, dall’ impianto audio venivano diffuse le note di “Sussidiario di un vecchio bambino”, canzone (musica e parole) del cantautore romano Luca Bussoletti, ispirata proprio al libro di Buffa. Molte delle classi presenti al cinema La Perla, al termine dello spettacolo, hanno deciso di non tornare subito a scuola, ma di fermarsi in Piazza 24 luglio davanti al monumento che ricorda i ventinove cittadini empolesi fucilati dai nazisti proprio in quel girono del 1944. «È stata una mattinata emozionante – dice Martina 15 anni, che con la sua classe ha assistito allo spettacolo – spesso ci dimentichiamo di quello che è accaduto durante la guerra, ma storie come queste hanno segnato tante delle nostre famiglie, magari proprio i nostri nonni. Non dobbiamo mai dimenticarcelo».

E mentre lascia piazza 24 luglio, guardando i suoi occhi si può capire che la memoria è più viva che mai.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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