Aggressione ai carabinieri, Gorelli potrebbe non aver fatto tutto da solo
Depositate le motivazioni della sentenza: la torcia con cui è stato aggredito uno dei militari poteva essere impugnata da uno degli amici empolesi
Matteo Gorelli è «una persona in difficoltà e che vive una condizione di profondo disagio psichico e sociale». Un aspetto che non può essere scartato e che anzi «deve trovare il rilievo che le spetta concorrendo a formare quel novero di elementi da tenere in considerazione ai fini del riconoscimento delle attenuanti generiche».
Lo scrive la seconda Corte di assise di appello di Firenze, che il 25 settembre scorso (motivazioni adesso depositate) ha ridotto dall'ergastolo a 20 anni la pena per il giovane di Cerreto Guidi, oggi 22 enne, condannato per quanto avvenuto al posto di blocco vicino a San Martino di Manciano la mattina del 25 aprile 2011,cioè l'aggressione ai carabinieri che costò la vita ad Antonio Santarelli (morto 13 mesi dopo in clinica) e che causò gravissime lesioni permanenti al collega Domenico Marino. Ma i giudici di appello, riesaminando le carte, rivalutano la tesi - ritenuta solo suggestiva in primo grado - «che in qualche fase dell'aggressione abbia materialmente partecipato quantomeno uno dei due ragazzi minorenni tratti in arresto insieme a Gorelli».
Secondo la corte la dinamica va in un’altra direzione. Lo dicono i riscontri tra le testimonianze, passaggi della confessione, le intercettazioni, i risultati degli accertamenti tecnici. I giudici sono del parere che non corrisponde al vero che l’amico empolese «sia rimasto pietrificato nei pressi della Clio, facendo un passo in avanti solo per vociare all’indirizzo di Gorelli quanto c’era stata l’aggressione e d’altronde è lo stesso Gorelli che lo smentisce quando lo posiziona a fianco della macchina dei carabinieri nella fase in cui sostiene di aver preso, dall’interno della stessa, i verbali su sollecitazione dell’amico, e la torcia». Né è rimasto «impietrito» l’altro amico, mentre per la ragazza non ci sono rilievi particolari da muovere.
E anche poiché sulla torcia è stata trovata una traccia di sangue compatibile con il profilo genetico di Marino, la Corte conclude che uno dei due minorenni ha partecipato all’aggressione scaturita dopo che la pattuglia stava contestando la guida in stato di ebbrezza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
