Attenzione
Via libera alle partecipate in rosso ma per i Comuni sono dolori
Nell’Empolese Valdelsa le amministrazioni dovranno accantonare alcune centinaia di migliaia di euro per le società che sono in perdita. In tre anni si è registrato un “buco” pari a due milioni e mezzo
EMPOLI. “Tre passi avanti, uno indietro per umiltà”, recitava una nota canzone della Bandabardò. Un verso che, se capovolto, non potrebbe spiegare meglio la questione legata alle società partecipate, sulla quale nel giro di pochi mesi i passi indietro rispetto a quelli avanti sono stati molti. Alla fine della scorsa estate, infatti, sembrava giunto finalmente il momento della chiusura delle aziende pubbliche che avevano accumulato perdite negli anni precedenti. E invece anni e anni di attesa non hanno partorito che un topolino. La legge di stabilità, con un semplice emendamento, ha cancellato l’impostazione messa a punto nel 2010 e ripresa con vigore dal governo Monti: le dismissioni delle partecipate in perdita, insomma, è stata bloccata e archiviata a data definita ma abbastanza lontana perché anche su questo si possa ritornare in futuro. Piuttosto a rimetterci potrebbero essere gli enti locali detentori delle partecipazioni (undici comuni dell’Empolese Valdelsa), che a garanzia delle perdite dovranno spostare risorse dalla colonna delle spese correnti a quella degli accantonamenti.
Un ulteriore croce – seppure motivata dal fatto che la materia è comunque di stretta competenza delle amministrazioni – che graverà sui bilanci comunali e sulla possibilità di mantenere i servizi e contestualmente effettuare investimenti nei prossimi anni. E che verosimilmente costerà centinaia di migliaia di euro agli enti pubblici e di conseguenza ai cittadini. Ma andiamo con ordine. In origine fu la manovra finanziaria del 2010 a introdurre l’idea: le società che avessero presentato bilanci in rosso negli ultimi anni, avrebbero dovuto esser dismesse o vendute. Ma di proroga in proroga niente era stato messo in pratica. Fino al 2012, quando il governo dei tecnici lanciò l’operazione tanto vasta quanto pubblicizzata della spending review: i Comuni avrebbero dovuto disfarsi delle quota di quelle che avessero avuto conti in perdita tra il 2010 e il 2012. Il termine della manovra, anche in questo caso spostato più volte, era giunto alla fatidica data del 31 dicembre del 2013.
Qualche settimana prima della scadenza, un nuovo provvedimento – la legge di stabilità del governo Letta – ha bloccato tutto e ribaltato il banco. Come accennato, dunque, decade l’obbligo di dismettere le partecipate con bilanci dissestati nel triennio 2010-2012. Nel circondario si trattava di circa il 15% di quelle esistenti (tra dirette e indirette erano 17), che avrebbero dovuto tirare giù la saracinesca. La ragione era un buco, maturato in tre anni, di circa due milioni e mezzo di euro. Alcune di esse erano già state messe in liquidazione, anche se comunque non definitivamente chiuse. Altre, invece, erano rimaste attive con le holding o le stesse amministrazioni controllanti a cercare di rientrare dalle perdite. Tutto lavoro a cui è stato tolta spinta dal blocco alle dismissioni. Di cessioni, infatti, in base all’emendamento alla legge di stabilità, si tornerà a parlare nel 2017. Ma con regole più soft rispetto a quelle poste negli anni scorse: a chiudere i battenti saranno costrette solo quelle che avranno chiuso i bilanci in rosso negli ultimi quattro anni e in maniera consecutiva. Mentre solo a partire dal 2015 ci sarà la possibilità di licenziare gli amministratori della partecipate che chiudono in perdita per due anni di seguito. Con molta più celerità, invece, arriverà l’amara sorpresa per le amministrazioni. Da quest’anno, infatti, ci sarà l’obbligo per gli enti proprietari di accantonare in bilancio fondi di riserva, a garanzia delle perdite accumulate dalle società. Nel 2014, insomma, ogni ente dovrà accantonare una somma pari alla perdita registrata dalla sua società nel 2013. Per ora, stando alle informazioni presenti sui siti dei comuni, una sola società – la Bulicata srl, partecipata di Publiservizi – ha presentato il bilancio dello scorso anno ed è in rosso. Per quanto riguarda le altre i dati sono ancora fermi al 2012, quando erano una decina quelle in perdita per centinaia di migliaia di euro di scoperto.
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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