Il dolore
Louis Vuitton “congela” lo stabilimento a Fucecchio
Slitta a fine anno la decisione della casa di moda sul maxi-investimento che porterebbe centinaia di posti di lavoro tra assunzioni dirette e nell’indotto
FUCECCHIO. Tutto congelato, almeno per il 2014. Soltanto alla fine dell’anno Louis Vuitton deciderà se far decollare il progetto che riguarda Fucecchio, e che porterebbe centinaia di posti di lavoro tra assunzioni diretto e nell’indotto, oppure se abbandonarlo definitivamente. È quanto trapela dagli ambienti vicini alla multinazionale, che già da tempo ha affidato una parte della produzione ad aziende di Fucecchio e dintorni. Dove potrebbe mettere radici più salde, con una base logistica a Ponte a Cappiano, con un maxi-capannone capace di ospitare una parte della produzione (principalmente scarpe) e di fungere da base operativa da dove “curare” in maniera più stretta i rapporti coi calzaturifici della zona che già gravitano nella galassia Louis Vuitton, a conferma della capacità di questo territorio di garantire prodotti di qualità alle griffe. Un piano sul quale i fucecchiesi avevano riposto grandi speranze, visto il potenziale impatto sul piano occupazionale.
Nella scorsa primavera – quando la trattativa sembrava arrivata nella fase cruciale – l’azienda francese si era limitata a dire che «trattandosi di informazioni riservate, non abbiamo intenzione di rilasciare dichiarazioni fino a quando non ci saranno certezze, in un senso o nell’altro».
Tutto questo nel mese di aprile, con una decisione definitiva che era attesa entro la fine di giugno. In realtà poi sono trascorsi altri sette mesi e sul progetto è calato il silenzio.
Ma in realtà Louis Vuitton una scelta non l’ha ancora fata: ha deciso di congelare l’operazione per un anno. L’obiettivo è vedere come va l’economia, che risposte dà il mercato: poi, sulla base di queste indicazioni, deciderà se dare il via – o meno – al maxi-investimento. Insomma, se arriveranno segnali positivi, il maxi-capannone si farà e potrebbe garantire, tra assunzioni dirette e nell’indotto, centinaia di posti di lavoro, con una corsia preferenziale, ovviamente, per i fucecchiesi e sarebbe una bella boccata d’ossigeno dopo tanti schiaffi dovuti alla crisi.
In caso contrario, niente investimento. O almeno, non di queste proporzioni.
Di conseguenza resta in stand-by, anche “l’operazione-ponte”, che dovrebbe portare - in una prima fase - la multinazionale a stabilirsi temporaneamente a Cerreto, in un ex calzaturificio, dove verrebbe formato il personale in vista del decollo del progetto.
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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