Finanza
Incidenti-truffa, c’è chi patteggia
Sono 43 gli accusati di aver gonfiato i sinistri. Coinvolto anche un imprenditore empolese
EMPOLI. Patteggiamenti e riti abbreviati per evitare il processo in aula. Sono diverse le posizioni da definire con riti alternativi che domani il gip Giulio Cesare Cipolletta dovrà vagliare nell’esame delle 43 richieste di rinvio a giudizio formalizzate dal pm Paola Rizzo. Il processo vede coinvolti agenti, anche ex, della polizia stradale, una carrozzeria, un medico legale, il titolare di una ditta di autotrasporti e decine tra automobilisti e passeggeri accusati a vario titolo di aver lucrato su incidenti finti o aggravati per scucire soldi alle assicurazioni. Gli imputati che sostengono di aver avuto un ruolo marginale o di essere estranei alla vicenda hanno manifestato la volontà di affrontare il giudizio con un patteggiamento o un rito abbreviato.
Associazione a delinquere. Per sette indagati, tra i quali tre poliziotti della stradale, un medico legale, il titolare di una ditta di trasporti e i proprietari di una carrozzeria, la Procura ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzato a truffare in modo sistematico le compagnie assicuratrici simulando incidenti stradali.
Conducenti e passeggeri. Gli altri 36 indagati, tra i quali un quarto agente della polizia stradale pisana, sono conducenti e passeggeri di auto coinvolte nei sinistri veri o presunti finiti al centro dell'inchiesta. Per loro l'accusa è di truffa e falso per aver beneficiato dei raggiri intascando soldi dopo essersi prestati a figurare come parti lese.
I ruoli. Le contestazioni più gravi riguardano i sette accusati di associazione a delinquere. Secondo la Procura l'epicentro delle indagini era la carrozzeria "Quattro Stelle" di Ponsacco. Per il titolare Nedo Biagetti, 66 anni, di Calcinaia, considerato il promotore dell'associazione a delinquere, e la moglie, Silana Lucchesi, 61 anni, le accuse sono di aver messo a disposizione la propria azienda per ospitare le auto coinvolte nei falsi incidenti e farle vedere ai periti assicurativi. Non solo. Le avrebbero anche danneggiate in modo più marcato per aggravare la richiesta danni. Avrebbero compilato pure i falsi modelli cid per sinistri creati ad arte oltre a reperire i beneficiari dei risarcimenti assicurativi. Tenevano anche i contatti, stando agli investigatori, con il titolare di un'azienda di trasporti, Massimo D'Onofrio, 42 anni, di Empoli, amministratore unico della Tes Srl che metteva a disposizione i mezzi pesanti della ditta e i nomi degli autisti da far figurare come responsabili degli incidenti. Il ruolo del medico legale, Marcello Masini, 63 anni, di San Giuliano Terme, nell'ipotesi della Procura, era quello di firmare certificati e relazioni, a volte senza neanche vedere il paziente, attestando lesioni inesistenti o aggravandone la prognosi.
I rilievi stradali. Ci sono poi i tre poliziotti della stradale (un quarto, Luciano Briatore, 45 anni, di San Giuliano, figura solo come beneficiario di risarcimenti farlocchi) che, nella funzione di pubblici ufficiali, per l'accusa si sono resi disponibili a rilevare incidenti mai avvenuti e a comparire come beneficiari di sinistri fittizi rilevati attraverso il modello Cid di constatazione amichevole. Si tratta di Piero Becorpi, 41 anni, di Pisa, Stefano Ignazi, 39 anni, di San Miniato; Enrico Ranzani, 41 anni, di Pisa.
Pietro Barghigiani
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