Gioco
Ultimatum alla politica l’attacco di Confindustria
Contestata la posizione tenuta sul progetto per l’impianto di Colorobbia Campinoti: «Diteci se volete lo sviluppo o la decrescita che per noi non è felice»
EMPOLI. Le parole sono molti forti. E vogliono lanciare un messaggio semplice e chiaro non tanto agli amministratori attuali (ormai in scadenza) ma a quelli che usciranno vincitori dalle votazioni di primavera. «Vogliamo sapere se questo territorio vuole lo sviluppo o no, se vuole bloccare o no gli investimenti delle aziende visto che in questo territorio, nonostante la crisi, si continua a investire».
Un appello senza mezzi termini che viene lanciato dal vulcanico presidente dell’associazione degli industriali dell’Empolese Valdelsa Simone Campinoti insieme a tutto il direttivo di Confindustria. Ma perché questa sorta di ultimatum ai futuri amministratori locali? Il via è stata dato dalla polemica per l’impianto progettato da Colorobbia. «È stata una bruttissima pagina per il territorio - attacca Campinoti insieme a Michele Pezza e Raffaele Berni del direttivo dell’associazione - osserviamo che non si perde occasione per manifestare diffidenza per le imprese e mistificare la realtà. L’atteggiamento giusto sarebbe stato quello di ascoltare le caratteristiche del progetto prima di scagliarsi contro prima ancora di conoscerlo e fare approfondimenti con gli esperti».
«Non si tratta di un inceneritore - va avanti Campinoti - e noi non si chiede di fare sviluppo ledendo la salute degli abitanti». «Quello progettato a Fibbiana - va avanti - è un investimento virtuoso, da scarti animali si arriva a produrre energia elettrica con certificati bianchi come quelli che si ottengono con gli impianti eolici. E tutto questo tra l’altro in un momento in cui in questa zona a differenza di molte altre zone si continua a investire».
Un’occasione sprecata (se con l’impianto non si andrà avanti)) da «chi ha voluto sfruttare quest’argomento anche per mera propaganda elettorale».
Ma Campinoti e Confindustria non vogliono guardare alla singola vicenda dell’impianto di Colorobbia. Ma nell’insieme, contestano l’atteggiamento in generale. Confindustria «vuole un territorio ospitale per le aziende - va avanti il presidente - e i futuri amministratori ci devono dire che atteggiamento vogliono tenere per le imprese». Perché se «passa la linea che per realizzare un impianto bisogna andare a suonare tutti i campanelli della zona, qui non si può fare impresa». E allora tanto vale fare gli investimenti in altri luoghi. Per Campinoti ci vuole un Enterprise act («visto che ora vanno di moda questi termini»).
In sostanza per Confindustria siamo di fronte a un bivio, o si sceglie lo sviluppo o la decrescita «che però per noi industriali non è felice - commenta il vicepresidente Michele Pezza - noi siamo disponibili per un patto con le istituzioni sullo sviluppo in modo che da parte dei cittadini si possa recuperare fiducia anche nei confronti delle amministrazioni».
E concludono: «Ecco perché facciamo appello alla buona politica». «Perché si possa sfruttare i primi segnali di ripresa - conclude il presidente Campinoti - che invece con comportamenti come quelli visti nella sala del consiglio comunale di Montelupo l’altra sera si possono solo perdere».
Lucia Aterini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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