Il Tirreno

Empoli

Il Rinascimento della moda è griffato Empolese Valdelsa

di Luciano Gianfranceschi
Il Rinascimento della moda è griffato Empolese Valdelsa

“Made in Italy” e atmosfera rock si rivelano un mix vincente Stregati anche i russi con l’aiuto... di mister Spalletti

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EMPOLI. Ci sono mostre e fiere che sembrano assurde nelle proposte, e altre che invece persuadono, affascinano. Pitti immagine Uomo a Firenze è tra queste, fa venire voglia di essere già all'autunno inverno 2014-15 per rinnovare il guardaroba maschile. Anche perché la rassegna era dedicata questa volta all'universo glamour del rock, con tanto di concerti dal vivo qua e là. Niente nostalgia che frena, dunque, ma gran rilancio. Tanto che tra gli addetti ai lavori si è parlato di "Rinascimento", qui nella città dove l'ala moda "made in Italy" è decollata nel 1951, alla Sala Bianca di Palazzo Pitti, per compratori internazionali. E tra i colossi della moda contemporanea, le aziende empolesi hanno fatto bene la propria parte. Anche con la novità di un testimonial sportivo, il più famoso della nostra zona.

Luciano Spalletti. Quando si allenava alla Cuoiopelli era sempre l'ultimo ad andare via, per prepararsi minuziosamente. A Pitti Uomo si è fatto aspettare, ma - in veste di uomo immagine allo stand D'Acquasparta - è arrivato preparato a puntino, addirittura con tutta la famiglia, moglie e figli, compresa la piccola Matilde, due anni. Ha presentato la nuovissima ed esclusiva scarpa "Urban Style", scarpa ad uso civile, con il colore ispirato alle sfumature della terra. E poi ha messo al polso il braccialettino portafortuna per i mondiali, ovviamente quello con i colori dell'Italia. Mentre la piccola ha indossato a sua volta le scarpe (troppo grandi). Prima di parlare del gran calcio, il tecnico certaldese dello Zenit ha dichiarato che «anche a San Pietroburgo, e in Russia, c'è attenzione all'abbigliamento di qualità e di moda». Indossava belle scarpe e al collo una vistosa sciarpa. L'impressione è che faccia una vita da zar.

Buttero. È Tommaso Sani, il primo della terza generazione di calzaturieri. «Le nostra sneaker, di volta in volta rivisitate, sono ora rilanciate come cavallo di battaglia (e nello stand c'è anche uno stilizzato cavallo in pelle, made in Mauro Sani, fondatore del marchio). Abbiamo giocato su i materiali, usiamo sempre il pellame vegetale di vacchetta, alla conceria Ottocento, di Ponte a Egola, l'abbiamo un pochettino reso più brand con una nuova etichetta laminata in oro, che nel prossimo anno farà tendenza, e che ci piace come richiamo agli anni ‘80». Questo è un classico per eccellenza.

Fratelli Borgioli. La nuova linea sono scarpe da sera, per i più giovani: si chiama Gigolò. E comporta anche un abbigliamento estroso ma particolarmente elegante. Spiega Tullio Botti: «Una calzatura fatta completamente a mano, comodissima confortevole, provar per credere, con il soletto all'interno anche in raso. Materiali tutti particolari, come un camoscio su cui viene spruzzato dell'argento, oppure altre vernici con all'interno un altro colore, in sottotono. E non ultimo uno stampato, che è un velluto a grana viperetta. Siamo rappresentati bene a Firenze da Gilardini, al Duomo».

Latini. È la signora Maria Vittoria, fondatrice dell'azienda a Montespertoli, a raccontare: «Lavoravo in ufficio alla confezione d'impermeabili, giacca a vento, pantaloni: la Nebrun, di Nello e Bruno Bollini, a Empoli. Andavo e venivo in auto. A un certo punto loro volevano chiudere, siccome erano anziani, e allora dissi che mi mettevo io a fare le confezioni. Però lavorando la pelle, di cui s'intravedeva il boom. Mi dettero le macchine per cominciare, e mi è piaciuto fare esportazione, fin da subito. Avevo anche clienti italiani, ma non mi piacevano, tuttora lavoro con l'estero, così non ho problemi di pagamenti. E cominciai a servire le migliori ditte americane, giapponesi, svedesi, belghe». E ora, per la prossima stagione? «Qui esponiamo soltanto uomo, ma si produce anche per donna. I capi sono trapuntati, molto cari perché la roba "andante" non va più. E poi nel basso basso non abbiamo scampo con i cinesi. Allora si fa quello alto alto. Si lavora forte in Costa Azzurra, a Parigi, e in America con i migliori magazzini».

Fontanelli Nipal. «La novità della prossima stagione sono in pellami accoppiati con la pelliccia dentro. Capi caldi, perché il nostro lavoro è prettamente in Russia, quindi qualsiasi lavorazione ha l'imbottitura con il fiocco d'oca. Ovvero c'è la piuma d'oca dentro una pelle morbida, spessore 3-4 millimetri che riveste tutto il capo - osserva David Giunti - . Ciò ci permette di vendere molto nei paesi dell'est dove c'è tanto freddo, dove ci sono i nuovi capitali. Ovviamente il capo può essere anche bordato di pelliccia, volpi, marmotta, opossum. I russi sono molto sensibili al made in Italy, e noi produciamo tutto a Empoli. Il nostro orgoglio è che con il pellame che arriva dal Comprensorio del Cuoio e dalla Spagna, poi la lavorazione è tutta italiana. Compresi gli accessori made in Italy, come i bottoni».

Allegri. Icona di eleganza, ha presentato l'evoluzione dell'impermeabile, storica specialità della casa, ora con dettagli importanti: come le funzioni antivento oltre che antipioggia, e in materiale al contempo traspirante abbinato a una fodera naturale. Sottolinea Matteo Zara: «Quasi sempre quando utilizziamo materiali tecnici fuori, mettiamo delle fodere interne in materiali naturali. E' anche elegante, indossato dal modello. Ha una vasta gamma di colori. E varie versioni, anche naturale 100% in cotone particolare, ma anche nella versione più grintosa e giovanile. Capi che diventano una seconda pelle, perché lo stile è l'uomo».

Gallotti. Il titolare Stefano Masi abbozza un consuntivo estemporaneo: «Il buondì s'è visto dal mattino, i nostri clienti sono passati: cinesi, giapponesi, coreani, russi. E ne sono venuti, anche di nuovi. Il mercato ormai è questo, ma speriamo di rivedere anche più italiani». Una novità è la riproposta dei piumini, che la fanno ancora da padrone, grazie anche a nuovi tessuti tecnici, e soprattutto siamo nati con la pelle e con lo shearling, il montone, e lì ci siamo rinnovati davvero con capi sempre più belli. Il tutto più in un'ottica di esportazione che di mercato interno, laddove si può vendere, e anche riscuotere». L'invernale è «la stagione in cui vendiamo di più, fatturiamo anche il triplo della primavera, è più lunga come periodo di vendita, e i clienti investono più volentieri in un capo importante, di utilizzo maggiore. Il bel capo si compra a ottobre, ora sono cominciate le promozioni, speriamo che vadano bene, sono fondamentali per rifornire i negozi per la prossima stagione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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