Il Tirreno

Empoli

Punito per aver difeso i compagni raid a scuola contro uno studente

di Matteo Leoni
Punito per aver difeso i compagni raid a scuola contro uno studente

Al Ferraris un giovane cinese è stato prima picchiato e poi rincorso da una banda di sedicenni Denunciati quattro ragazzini e il questore sollecita i genitori «a tenere d’occhio di più i figli»

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EMPOLI. Si era ribellato al gruppo e per questo doveva pagare. È un vero e proprio raid punitivo quello che si è consumato il 17 ottobre scorso all’istituto Ferraris, per fortuna senza gravi conseguenze per la vittima designata. Ma se non fossero intervenuti i professori a riportare l’ordine le cose sarebbero potute finire diversamente. La mattina all’ora di ricreazione una ventina di studenti ha fatto irruzione nella classe di un ragazzo cinese di 18 anni, «per regolare i conti», cercando di trascinarlo fuori dall’aula per picchiarlo. I professori hanno denunciato l’accaduto alla polizia del commissariato di Empoli. Dopo quasi tre mesi di indagini gli investigatori, diretti da Maurizio Di Domenico, hanno identificato quattro dei protagonisti della vicenda, quelli che si sono distinti per aggressività nel corso del raid. Sono quattro ragazzi di età compresa tra i 15 e i 16 anni, residenti nel territorio del comune di Empoli, tutti italiani. Sono stati denunciati e adesso dovranno rispondere dei reati di violazione di domicilio, interruzione di pubblico servizio e tentata violenza privata aggravata. Ascoltando la testimonianza del ragazzino cinese, gli agenti dell’anticrimine del commissariato hanno accertato che prima del fatto il ragazzo aveva avuto una lite su uno scuolabus proprio con uno dei suoi aggressori.

Il giovane, 16 anni, nato in Italia e di origini albanesi, è tra quelli raggiunti da denuncia. Considerato il capo del gruppo che ha messo a segno il raid, non è nuovo a episodi simili e in passato si era già reso protagonista di fatti di bullismo. È lui che il 17 ottobre ha riunito il gruppo di adolescenti, provenienti da vari plessi del Ferraris, che poi si sono introdotti nell’edificio dell’istituto dove si trovava il diciottenne cinese. Alcuni, una decina, sono rimasti fuori nel corridoio. Gli altri sono entrati e, per seminare il panico, hanno cominciato a sbattere e spostare i banchi. Hanno accerchiato la vittima, che però è stata difesa da alcuni compagni di classe. Attimi di paura durante i quali per fortuna è volato solo qualche spintone.

Neppure l’intervento dei bidelli è servito a riportare la calma. Per fare fermare la furia dei ragazzi è stato necessario l’arrivo dei professori. Proprio i docenti hanno deciso di non far passare in sordina l’accaduto e hanno raccontato tutto alla polizia. Sono iniziate così meticolose indagini, nel corso delle quali sono state ascoltate le testimonianze di decine di studenti, molti dei quali minorenni, e dei professori.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni giorni prima, il 12 ottobre a bordo di uno scuolabus, il ragazzo cinese era intervenuto per fermare il sedicenne che colpiva con un ombrello due suoi amici. «Fermati» gli aveva detto in un italiano ancora stentato, frapponendosi tra i suoi compagni di scuola e la punta dell’ombrello brandito dal bullo. La cosa non era andata giù al sedicenne, che nei giorni successivi aveva cercato ripetutamente lo scontro, arrivando a colpirlo con calci e pugni e causandogli una lacerazione al labbro. La vittima però, impaurita, non aveva raccontato niente a nessuno e non aveva sporto querela.

La situazione poi è precipitata con l’irruzione nell’aula. La vicenda è destinata a non esaurirsi qui. Infatti in queste ore sono ancora in corso accertamenti e gli inquirenti sono a lavoro per identificare altri giovani che hanno preso parte alla spedizione punitiva. Per ora i giovani identificati, oltre alla denuncia, hanno dovuto fare i conti con le ramanzine dei loro genitori, rammaricati e increduli per quanto fatto dai loro figli. «Quest'episodio - ha commentato il questore di Firenze Raffaele Micillo - deve sollecitare l'attenzione dei genitori, che devono cercare di seguire i propri figli, tenere d'occhio le loro amicizie, sapere che cosa fanno, parlare anche con gli altri genitori. Così il fenomeno del bullismo può essere bloccato sul nascere. Per fortuna casi come questo non sono molto diffusi nel nostro territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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