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Prato, inchiesta di Venerdì di Repubblica sul rogo del Macrolotto

Prato, inchiesta di Venerdì di Repubblica sul rogo del Macrolotto

Un’altra verità sulle condizioni degli operai cinesi che lavorano nelle confezioni: «Non schiavi ma persone che sperano di potersi guadagnare un futuro in Italia»

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PRATO. Si parla dei cinesi di Prato sul Venerdì di Repubblica di questa settimana. Con un reportage di tre pagine intitolato “I Cinesi di Prato: i nostri morti non erano schiavi”, il giornalista Riccardo Staglianò, racconta cosa c’è dietro il rogo divampato nella fabbrica Teresa Moda, in cui sono morte sette persone, lo scorso 1° dicembre. Comincia spigando cosa spinge la comunità cinese a venire in Italia accettando condizioni di lavoro considerate disumane: «Vuol dire 18 ore al giorno, padroni, non teneri, ma che pagavano salari fino a oltre 3.000 euro al mese per gli operai più veloci – si legge nell’articolo – Con vitto e alloggio, seppure nelle cellette dove sono morti cercando di riscaldarsi. Non è la vita che faremmo, è la vita che nessuno dovrebbe fare, ma è la vita avevano scelto con la speranza di mettersi in proprio dopo cinque sei anni. Da zero a imprenditore in un lustro non è un salto che si fa gratis».

Dalle condizioni di auto sfruttamento degli operai ai rapporti tra imprenditori orientali e pratesi, Staglianò non tralascia alcun dettaglio, mettendo in luce le contraddizioni della giunta nel rapporto con la comunità cinese. (ba.bu.)

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