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In 300 si ribellano alla Colorobbia «Volete farci morire avvelenati»
Scoppia la bagarre all’incontro sull’impianto per la produzione di energia dagli scarti animali Tensione, rabbia e paura tra i cittadini che temono per la salute: «Vogliamo un referendum»
MONTELUPO. «Volete farci morire tutti avvelenati». I cittadini di Montelupo non ci stanno e ribadiscono il loro no all’impianto di recupero energetico da Soa e per la produzione di farine animali che l’azienda Colorobbia vuole realizzare a Fibbiana in località Pratella. In circa 300 ieri hanno invaso la sala consiliare del Comune di Montelupo Fiorentino per assistere alle commissione pubblica dedicata alla discussione sul nuovo impianto.
Rabbia, paura, preoccupazione per la propria salute, nonostante le rassicurazioni di Olivia Bitossi general manager di Colorobbia e degli ingegneri che hanno sviluppato il progetto, e che lo hanno dettagliatamente illustrato, i cittadini hanno manifestato tutto il loro dissenso riguardo al tanto temuto “inceneritore” che secondo la popolazione non deve essere realizzato. La commissione ha iniziato a illustrare il progetto attorno alle 18 ed è partita a fatica. Troppe le persone rimaste fuori dalla sala, stipate nei corridoi come sardine, che non potevano sentire quello che veniva detto e che a più riprese hanno chiesto di rimandare ad altra data e ad altro luogo la riunione, ma nonostante questo si è deciso di andare avanti. In avvio dopo essere state ribadite le tempistiche per l’eventuale presentazione di osservazioni da parte dei cittadini in modo da far scattare una Via (valutazione impatto ambientale), il cui termine ultimo è stato prorogato al 15 febbraio, il sindaco Rossana Mori ha cercato di tranquillizzare i cittadini spiegando che «Siamo ancora in una fase preliminare, come cittadino di Montelupo ho anch’io le vostre stesse preoccupazioni, per questo stiamo rispettando tutto l’iter previsto dalla legge per verificare le eventuali problematiche che potranno emergere». «Non dovevate prendere neanche in considerazione il progetto», hanno ribattuto a gran voce i cittadini. Non sono servite a placare le preoccupazioni e le tensioni neanche le parole di Olivia Bitossi general manager di Colorobbia e dei due ingegneri Bonari e Grassi della Raft srl che hanno sviluppato il progetto, nei loro confronti anzi è volata anche qualche parola grossa. «Siamo qui per mettere al corrente le persone su quello che abbiamo intenzione di fare – ha spiegato Bitossi - vi chiediamo di ascoltare i nostri ingegneri, che sapranno darvi delle risposte concrete». Ma anche Bonari e Grassi sono riusciti a fatica a portare avanti la loro spiegazione. «Non costruiremo un inceneritore - ha dichiarato Bonari – noi lo definiamo un cuocitore, è stata fatta grande confusione in queste ultime ore. Il nostro impianto Ecobit non brucerà ma bollirà in un certo senso gli scarti animali a 130°, mentre gli scarti ortofrutticoli saranno essiccati. Per quanto riguarda le emissioni avremo un sistema a doppio filtro che lavoreranno in parallelo e due torri di lavaggio che garantiranno il rispetto delle norme inquinanti. Impianti simili al nostro sul quale fare raffronti. Beh potrei citare quello della salumi Citterio e delle latterie Virgilio entrambi situati in Lombardia». Secca la replica dei cittadini. «Secondo fonte Irse nel 2003 a Montelupo sono stati prodotti 10 tonnellate di Pm in un anno – ha incalzato Massimiliano Cei - secondo i vostri dati in un anno voi ne produrrete 11, l’inquinamento andrà a raddoppiare». «Dovete darci delle risposte – ha detto con forza Valerio Carciofi – quanti ossidi di azoto produrrete, dove potrà portare il vento queste emissioni inquinanti». Qulacuno ha chiesto anche di poter visitare la fabbrica con dei tecnici. «Dovreste creare metaforicamente una fabbrica con le pareti di vetro – ha detto Leonardo Signorini –dove tutti possano entrare un impianto trasparente». Abitanti più che dubbiosi anche sul discorso maleodorante, la paura è che il cattivo odore renda l’aria di Fibbiana e delle zone circostanti irrespirabile.«Vogliamo sapere come controllerete la puzza che si verrà a creare – ha detto Andrea Fusari - . «Non esistono limiti imposti dalla legge in questo senso - ha ribattuto Bonari – ma anche in questo caso abbiamo preso tutte le misure del caso la maleodorazioni che usciranno saranno inferiore all’unità di misura di riferimento». Qualcuno propone di opporsi attraverso iniziative popolari. «Facciamo un referendum – ha gridato a gran voce Massimo Fulignati accompagnato dagli applausi scroscianti della folla- ». Qui però è arrivata la doccia fredda: il comune, come ha spiegato il sindaco Mori non può indire un referendum consultivo in quanto l’organo competente in materia è l’Unione dei Comuni. L’unico spiraglio potrebbe essere un referendum provinciale o una petizione. Ma alla fine Olivia Bitossi sembra capitolare: «Se questo è il clima, potremmo anche abbandonare il progetto».
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