Il Tirreno

Empoli

Gli sconti sulle polizze fanno tremare gli artigiani

di Marco Pagli
Gli sconti sulle polizze fanno tremare gli artigiani

Grido d’allarme della Cna: con le clausole previste dal decreto sono a rischio molti posti di lavoro nelle cinquanta autocarrozzerie della Valdelsa

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EMPOLI. Gli sconti sulle polizze assicurative, introdotti dal cosiddetto decreto “Destinazione Italia”, fanno tremare i carrozzieri. O meglio, a mettere a rischio una categoria che nell’Empolese Valdelsa conta oltre 50 attività e un bacino di centinaia di occupati più che le riduzioni in sé, sono le clausole che queste impongono. Un cedimento, a loro avviso, inaccettabile da parte del governo nei confronti delle compagnie assicurative, “che rischia di colpire decine di carrozzerie nel circondario e che fa compiere un passo indietro sul fronte della sicurezza”. Ad attaccare il provvedimento è anche Cna, che dà un giudizio fortemente negativo e mette in guardia dalle possibili ripercussioni. «L’intento di chi ha costruito la norma è quello di limitare gli spazi per le frodi da una parte e tutelare l’assicurato dall’altra – spiega Elena Bardi, coordinatrice della Confederazione degli artigiani di zona – questo però non è possibile se si parte da un presupposto sbagliato, cioè che il settore delle carrozzerie sia l’unico da regolamentare, mentre quello delle assicurazioni sia immacolato e scevro da colpe. Purtroppo l’impostazione del decreto carica tutto sulle spalle delle prime e lascia completamente in mano alle seconde la gestione delle pratiche legate ai sinistri stradali».

Due, in particolare, sono le incudini sulle quali Cna e aziende del settore battono il martello: il cosiddetto risarcimento del danno “in forma specifica” e il blocco della cessione del credito. Tutti e due strumenti che, se accettati dall’assicurato, porteranno ad uno sconto sulla polizza. Con il primo, in sostanza, le riparazioni potranno essere effettuate solo nelle autofficine convenzionate con la compagnia assicurativa (e anche nel caso in cui venga scelta direttamente dall’assicurato, il risarcimento non potrà superare quanto previsto dall’officina convenzionata), mentre con il secondo il risarcimento da parte della compagnia non sarà riscosso direttamente dall’autofficina ma direttamente dall’assicurato. «Il grosso problema è che i costi per il lavoro previsti dal decreto non tengono conto della realtà – continua Bardi – si dice, infatti, che la spesa per la manodopera nelle riparazioni non può superare i 26 euro, quando invece una ricerca della stessa Ania dimostra come una carrozzeria non possa scendere sotto i 38 euro per rientrarci. Per quanto riguarda il secondo punto, ciò che non va è il fatto che si mina la fiducia del cliente nei confronti del proprio riparatore, presupponendo che siano tutti disonesti». Ciò che si profila all’orizzonte, negli occhi delle imprese del comparto, è la morte delle realtà più strutturate. «Di questo passo fra un anno di circa cinquanta aziende operanti nel nostro territorio ne rimarranno la metà appena – attacca Floriano Venturini, proprietario dell’omonima carrozzeria ad Empoli e portavoce della categoria nel circondario – con la conseguente perdita di decine di posti di lavoro. Chi non ha una convenzione con una compagnia assicurativa, infatti, in questi mesi ha già scontato un calo nel lavoro del 40-50% e si tratta delle aziende più strutturate, che hanno costi di personale e di gestione più alti e quindi non possono sottostare ai prezzi al ribasso imposti dalle lobby delle assicurazioni». Ma le imprese del settore agitano anche un altro spettro, quello cioè della sicurezza. «Con le tariffe previste dal decreto – continua Venturini – non copriamo nemmeno i costi della riparazione. Siamo sempre stati aperti ad una riforma del sistema, che introducesse maggiore trasparenza e penalizzasse chi non si comporta correttamente, ma chi lavora onestamente non può accettare di farsi mettere in croce così. A queste cifre non è possibile offrire un servizio professionale e in regola: in questo modo si baratta la sicurezza delle auto e delle persone che ci viaggiano sopra con pochi spiccioli di sconto e questo è inaccettabile. Senza contare poi che viene meno un pilastro fondamentale, cioè la libera scelta dell’assicurato nel far riparare la macchina dove meglio crede. L’unico vantaggio reale, in tale situazione, sarà goduto dalle agenzie assicurative e questo dovrebbe far suonare qualche campanello d’allarme».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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