Sicurezza
«Gli ho scritto la poesia di Neruda»
Veronica Fiorillo racconta perché si è rivolta a Napolitano che l’ha citata nel discorso fatto in tv per San Silvestro
EMPOLI. Un Capodanno a caccia della Veronica citata da Napolitano. Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha scatenato la curiosità degli empolesi che – soprattutto sui social network – si sono trasformati in detective per cercare di risalire alla precaria 28enne che con la sua lettera aveva colpito al cuore Napolitano. Al punto da spingerlo a prenderla come esempio per i giovani.
La sua lettera è stata una delle cinque attraverso le quali il Capo dello Stato ha toccato i temi a suo avviso più importanti e delicati per il Paese. «Laureatasi a prezzo di grandi sacrifici – ha detto Napolitano – da tre anni è alla ricerca, finora vana, di un lavoro; sente che la crisi attuale è crisi di quella fiducia nei giovani, di quella capacità di suscitare entusiasmo nei giovani, senza di cui “una Nazione perde il futuro”. E conclude: “Io credo ancora nell’Italia, ma l’Italia crede ancora in me?”. Ecco, vedete, aggiungo io, una domanda che ci deve scuotere».
A tavola come sui social network, nel post San Silvestro è subito scattato il toto-Veronica, sulla base dei pochissimi indizi arrivati dal Quirinale. Per ore la ricerca – tra la vastissima platea dei precari – è andata a vuoto, tra candidate escluse per età, altre per tipo di percorso universitario. E nel frattempo c’è stato spazio anche per le polemiche (vedi articolo a fianco). Poi in tarda serata il rebus è stato risolto: si tratta di Veronica Fiorillo, figlia del carabiniere Carmine (anche suo fratello ha scelto le orme del padre) e di Angela, casalinga, che vivono a Empoli. Lei invece si è trasferita da tempo al Nord (ora vive ad Arcore, vicino a casa-Berlusconi): prima per motivi di studio (ha frequentato l’Università di Torino), poi si è fidanzata con un ragazzo lombardo. A Empoli però è cresciuta: si è diplomata al liceo socio-psico-pedagogico di San Miniato, per poi conseguire la laurea triennale all’Università di Firenze.
«Non pensavo che questa storia suscitasse tutto questo clamore: per me era già un onore e una sorpresa aver ricevuta la risposta tramite la segreteria del Quirinale» racconta Veronica: «Ma spero che contribuisca almeno a portare all’attenzione di tutti la situazione di noi giovani». Poi La 28enne racconta i motivi che l’hanno spinta a rivolgersi a Napolitano: «Sto frequentando una scuola di specializzazione. Sono previste almeno 100 ore di tirocinio all’anno in un ente pubblico. Ebbene, non riuscivo a trovare qualcuno disposto a farmi lavorare... gratuitamente. E allora a quel punto capisci che non siamo di fronte soltanto a una crisi economica, ma a una vera crisi di fiducia nei confronti soprattutto dei giovani». Ed ecco che un giorno della scorsa primavera Veronica decide di scrivere a Napolitano: «Gli ho raccontato la mia storia, allegando la poesia “Lentamente muore” di Pablo Neruda. L’ho scritta a mano, come si faceva un tempo. Per parlare di me, ma anche dei tanti amici, laureati per esempio in Medicina, che si ritrovano nelle mie stesse condizioni: senza un lavoro, mentre nelle strutture c’è carenza di personale». E Napolitano risponde: «Dopo una decina di giorni mi è arrivata la sua lettera», stavolta scritta al computer. Ma piena di incoraggiamenti. Raccolti da Veronica: «Il tempo passa e vorrei trovarmi un lavoro per potermi sposare e costruirmi una famiglia. Con tirocini gratuiti è impossibile. Forse dovevo anch'io seguire le orme di mio padre e mio fratello. Ma io non mollo e sono venuta al Nord sia perché il mio fidanzato è di Milano, sia per avere più possibilità».
Francesco Turchi
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