Sicurezza
Compleanno amaro alla Shelbox: «Siamo una bomba sociale»
Evento per celebrare un anno di presidio ma ci sono soltanto 2 mesi di tempo per salvare 130 posti. Il 29 gennaio i lavoratori da Papa Francesco
CASTELFIORENTINO. C’è lo spumante per brindare al nuovo anno, con l’auspicio – più che mai – che sia migliore di quello vecchio. E c’è anche l’invito per un compleanno un po’ particolare, dal sapore amaro. Ma nel cuore e nella testa dei lavoratori della Shelbox c’è anche la voglia di non mollare. Che l’11 gennaio “festeggeranno” (dalle 16 a mezzanotte) un anno di presidio. E per l’occasione hanno chiamato a raccolta rappresentanti delle istituzioni, parlamentari e semplici cittadini per vivere insieme una giornata dal sapore particolare, tra dibattiti, proiezioni e, soprattutto, speranza: quella di vedere ripartire la produzione nello stabilimento di Castelfiorentino. Dove sono arrivati i sindaci della Valdelsa, per manifestare la loro solidarietà ai lavoratori, ma – più concretamente – per garantire il massimo impegno a livello istituzionale per trovare un imprenditore in grado si dare un futuro a 130 lavoratori. «Dovete aiutarci – ha detto Maurizio Garofano della Rsu, rivolgendosi ai sindaci – a disinnescare una “bomba a orologeria”, che rischia di esplodere il 5 marzo. Perché se non si trova una soluzione, la ricaduta sul piano sociale per tutta la Valdelsa sarà devastante con 130 posti di lavoro in meno e l’addio all’unica fonte di reddito per almeno 100 famiglie, complice la politica per l’ennesima volta incapace di dare una risposta concreta alle richieste dei lavoratori».
Per evitare tutto questo ci sono due mesi di tempo. Entro il 5 marzo va trovato un imprenditore interessato a riavviare la produzione (non necessariamente nel settore delle case mobili), per garantire il prolungamento di sei mesi della cassa integrazione. E nel frattempo l’azienda andrà all’asta: la prima si terrà intorno alla metà di gennaio e si andrà avanti – nel caso vadano deserte – fino alla terza (comunque entro il 5 marzo). I sindaci Giovanni Occhipinti (Castelfiorentino), Andrea Campinoti (Certaldo), Federico Campatelli (Gambassi) e Paola Rossetti di Montaione (ma anche Mangani di Montespertoli che era assente) hanno ribadito il loro impegno per esaminare e approfondire tutte le alternative per salvaguardare il patrimonio umano e produttivo dell’azienda. Occhipinti ha sparato a zero sui vertici aziendali: «Meriterebbero l’Oscar: non era facile riuscire a chiudere un’azienda che aveva commesse e professionalità di questo livello, condotta al fallimento con una gestione scellerata, che ha causato un dissesto di diverse decine di milioni di euro e rendendo a questo punto molto difficile il compito del curatore». Poi ha parlato di futuro: «il 10 gennaio ci sarà un incontro in Regione, convocato dall’assessore Simoncini, al quale parteciperemo anche io e Campinoti. Dobbiamo lavorare in due direzioni: garantire il prolungamento della cassa integrazione e dall’altra valutare tutte le opportunità che si possono presentare. Chiederemo alla Regione di farsi promotrice di un incontro al Ministero: serve il massimo coinvolgimento delle istituzioni: questo sito produttivo può anche essere ampliato». Ma i sindaci non possono farcela da soli: «C’è bisogno di aiuto da chi sta più in alto di noi – sottolinea Campatelli – che sia il presidente della Regione Rossi o il Ministero: devono aiutarci a trovare – in Italia o all’estero – un imprenditore capace di scommettere su questa realtà».
Mercoledì 29 gennaio i lavoratori della Shelbox con i loro familiari parteciperanno a un’udienza generale di Papa Francesco. I delegati Rsu stanno organizzando il “pellegrinaggio”: saranno almeno tre i pullman in partenza da Castelfiorentino.
Nel frattempo arriva un’altra grande manifestazione di solidarietà nei confronti delle maestranze castellane: i calendari realizzati per raccontare un anno di lotta e raccogliere fondi a sostegno del presidio sono andati letteralmente a ruba: ne sono già stati distribuiti oltre seicento.
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