Il dolore
Uno sfratto ogni trentasei ore task-force contro l’emergenza
Patto tra Unione dei Comuni, Asl e Publicasa per coordinare gli aiuti alle famiglie in difficoltà Una commissione valuterà ogni singolo caso e deciderà se erogare contributi o assegnare un alloggio
EMPOLI. Le case popolari non bastano più. Ormai nel circondario si viaggia alla media di uno sfratto per morosità ogni trentasei ore (circa 230 all’anno), con un numero crescente di famiglie che si ritrovano in mezzo a una strada e chiedono aiuto agli enti pubblici. Perché la procedura per l’assegnazione di alloggi Erp è lunga, talvolta anche troppo. E anche le domande per l’accesso al fondo affitti, al canone calmierato sono in progressivo aumento. Per colpa della crisi, ma anche a causa dell’eterogeneità della società: alta percentuale di cittadini stranieri, portatori di esigenze particolari, famiglie monoparentali, anziani. Un quadro complicato, che ha spinto Unione dei Comuni, Asl 11 e Publicasa a sottoscrivere un patto per cercare di dare delle soluzioni coordinate in tutto l’Empolese Valdelsa, anche attraverso il reperimento di nuovi alloggi da dedicare a questo tipo di interventi, l’istituzione di un’apposita commissione tecnica e con il coinvolgimento delle associazioni degli inquilini e dei proprietari degli immobili, oltre che con la associazioni di volontariato.
I compiti. L’ente di piazza della Vittoria si impegna a prevenire le situazioni di emergenza abitativa attraverso la concertazione tra i propri servizi e i servizi sociali gestiti dall’Asl 11, impiegando le risorse finanziarie e le strutture messe a disposizione dagli undici Comuni; ma anche a coordinare le linee operative con i servizi sociali per rispondere alle richieste dei cittadini che si trovano in situazione di sfratto esecutivo o comunque in altre situazioni di grave disagio abitativo. L’unione si impegna anche ad elaborare proposte progettuali da sottoporre ad altri soggetti istituzionali (a cominciare dalla Regione) per dare avvio alla sperimentazione di soluzioni abitative innovative. Sarà inoltre attivato un sistema di monitoraggio allo scopo di realizzare un osservatorio permanente del fenomeno nell’Empolese Valdelsa. Infine sarà costituito un fondo attraverso il quale attivare interventi atti a favorire l’accesso agli alloggi nel libero mercato e alla prevenzione degli sfratti esecutivi. In tutto questo avranno ovviamente un ruolo attivo – per le rispettive competenze – anche l’Asl 11 e Publicasa, la società che gestisce il patrimonio immobiliare dell’Empolese Valdelsa.
Il pool di esperti. In cabina di regia ci sarà una commissione tecnica, composta da cinque membri (dipendenti di Unione e Asl, ma potranno partecipare – senza diritto di voto – anche i referenti di Publicasa e l’assistente sociale che segue il caso), con compiti operativi. Dovrà infatti esaminare le richieste pervenute agli sportelli sociali dell’Unione, proporre interventi (con le risorse finanziarie e patrimoniali a disposizione dell’Unione) e raccordarsi con altri soggetti pubblici e privati che possono contribuire alla risoluzione delle situazioni di disagio abitativo (Publicasa, Centri per l’impiego, tribunale, Sunia, associazioni di volontariato), fino a presentare un progetto di intervento.
Le soluzioni. Potranno essere di tre tipi. In primis l’erogazione di contributi economici finalizzati al mantenimento o al reperimento dell’alloggio, da assegnare in casi di grave difficoltà a sostenere il pagamento del canone o a reperire autonomamente un alloggio sul mercato privato o a trovare un’altra sistemazione provvisoria. Oppure la commissione può decidere di assegnare alla famiglia un alloggio nella disponibilità dell’Unione per l’emergenza abitativa (al massimo per sei mesi, rinnovabile per altri sei): di proprietà dei Comuni ceduti in uso all’Unione, presi in affitto dall’ente (anche da privati), ma anche case popolari da destinare alle concessioni temporanee. Ma l’Unione potrà anche fare soltanto da garante nei confronti dei locatori. Tra le tipologia di intervento tra le quali potrà optare per l’intervento di pronta accoglienza (pernottamento temporaneo in centri di ospitalità notturna o sistemazione in ostelli e alberghi, in caso di urgenza). Alle famiglie assegnatarie degli alloggi potrà essere richiesto il pagamento di un’indennità di occupazione, la cui misura sarà determinata dalla commissione anche sulla base della situazione economica del nucleo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
