Gioco
Azienda fucecchiese perde la “guerra” delle fondine
Il Tar boccia la richiesta di sospensiva della Radar contro il Ministero dell’Interno per la fornitura di 5.400 accessori ai poliziotti. L’amarezza del titolare
FUCECCHIO. Le fondine dei poliziotti sono... salve: nel 2014 gli agenti non dovranno riporre le pistole in tasca o nei pantaloni. A farne le spese però è un’azienda di Fucecchio, che aveva contestato l’assegnazione della fornitura da parte del Ministero dell’Interno alla Mirafan di Roma: ma il Tar del Lazio ha rigettato l’istanza di sospensiva.
Protagonista della vicenda è la Radar Leather Division di via dei Rosai, specializzata nelle forniture di fondine e accessorri per corpi di polizia, militari, forze speciali e agenzie di sicurezza di tutto il mondo. Una realtà che vanta oltre cinquant’anni di esperienza e che è in grado di garantire “culle” su misura e personalizzate per le armi dei professionisti, compresi coloro che lavorano sotto copertura e in borghese. Il Dipartimento della pubblica sicurezza aveva assegnato (con il criterio del prezzo più basso) alla Mirafan la fornitura di 5.400 accessori da attaccare al cinturone degli agenti: circa diciotto euro per ogni fondina. Tutto questo attraverso il Mepa, il mercato elettronico della Pubblica amministrazione, un mercato digitale in cui le amministrazioni possono acquistare, per valori inferiori alla soglia comunitaria, i beni e servizi offerti da fornitori abilitati a presentare i propri cataloghi sul sistema: «E noi – spiega Pietro Pellegrini della Radar – abbiamo presentato l’istanza di sospensione sulla base di una serie di aspetti discutibili. A cominciare dal fatto che il Mepa è una canale dedicato ad acquisti standard, come per esempio la carta per le fotocopiatrici. Qui invece si sta parlando di fondine per armi, la cui produzione richiede una serie di requisiti e certificazioni proprio per la delicatezza del tipo di oggetto». La Radar ha contestato alcune lacune nella documentazione presentata dall’azienda concorrente, oltre al fatto che – sempre secondo i fucecchiesi – la Mirafan avrebbe dovuto fare ricorso al subappalto in quanto azienda commerciale e non produttrice. Ma l’istanza di sospensiva è stata rigettata dal Tar: «Non si ravvisa – si legge nell’ordinanza – incertezza sull’oggetto e non appare che la società aggiudicataria dovrà fare ricorso al subappalto». E poi c’era di mezzo un termine stringente: «Considerato che la consegna dei prodotti dovrà avvenire entro il 31 dicembre, stante la necessità per l’amministrazione, di acquisire con immediatezza la fornitura da utilizzare dal 2014, il tribunale respinge la domanda cautelare».
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