Sicurezza
Al lavoro nei campi confiscati alla mafia
Patto tra istituto Checchi di Fucecchio e associazione Libera L’esperienza sarà valutata come credito formativo
FUCECCHIO. Istituto Checchi e Libera, l'associazione anti-mafia, sono sempre più vicini: dopo il successo dello scorso anno, quando una decina di ragazzi si sono recati nei possedimenti sequestrati alla malavita organizzata, tornando a casa entusiasti per l'esperienza vissuta, l'istituto di Fucecchio ha deciso d'inserire stabilmente il periodo nelle terre disagiate del sud nella cosiddetta fase di scuola-lavoro, che di solito si svolge a fine anno scolastico ma anche durante lo stesso per quanto riguarda le classi quinte, per ovvi motivi legati alla Maturità.
Così, dal 2014, i ragazzi del Checchi potranno recarsi a Mariano di Sessa Aurunca (Caserta), tanto per fare un esempio, adoperandosi anche in veri e propri impieghi lavorativi, oltre a seguire le persone che quotidianamente lavorano in contesti difficili come quelli in questione. Ci saranno dei referenti specifici che stileranno delle relazioni sull'impegno profuso dagli studenti, che verranno valutate come credito formativo. Oltre a ciò, verranno organizzate delle conferenze con personalità impegnate da sempre contro la mafia: magistrati, forze dell'ordine, imprenditori e persone qualunque che purtroppo vivono sotto scorta perché hanno detto no al pizzo.
Infine, ma qui si parla di un altro ambito, grazie alla fondazione I Care gli studenti realizzeranno un prodotto (uno slogan, un video ad esempio) contro il gioco d'azzardo e le ludopatie, in vertiginoso aumento.
A spiegare questa svolta formativa è il responsabile del progetto, il professor Marco Tremori, una figura storica e molto attiva nei locali del Checchi: "Abbiamo deciso di non far cadere certe esperienze - precisa - dato che i ragazzi erano entusiasti. Abbiamo anche fatto un'assemblea con Libera e i ragazzi erano come rapiti mentre di solito le assemblee ordinarie sono, per così dire, meno coinvolgenti. Sono esperienze molto formative pure queste, anche se non rientrano nella cosiddetta didattica tradizionale. Tutto ciò - conclude il professore - ci spinge a continuare in questa direzione".
Pertanto per le terze, le quarte e le quinte ora in corso c'è già la possibilità di tornare presto in Campania, a lavorare e sudare in quelle terre una volta in mano ai clan.
I ragazzi si sono dimostrati interessatissimi, i professori ne hanno raccolto la disponibilità e la stessa Libera non ha certo detto no. C'è tutto, quindi, per creare un sodalizio stabile tra l'Istituto Checchi e la lotta alla criminalità organizzata.
Marco Sabia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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