Sicurezza
Shelbox, 90 giorni per salvare 130 posti
L’allarme dei lavoratori: «Serve un piano di un imprenditore per garantirci altri 6 mesi di “cassa”». A gennaio l’asta
CASTELFIORENTINO. Ottantaquattro giorni di tempo per salvare 130 posti di lavoro. Per trovare un imprenditore capace di scommettere sul sito produttivo della Shelbox (che non può essere destinato a case o negozi, ma è esclusivamente industriale) e sui suoi lavoratori, con un investimento che potrebbe dare ossigeno, accompagnato da una buona dose di entusiasmo, alla Valdelsa. Il 5 marzo 2014 scadrà la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti della Shelbox. Entro quella data un imprenditore dovrà presentare una manifestazione di interesse nella mani del curatore fallimentare Mario Marchini, accompagnato da un piano di rilancio e supportato da un quadro economico solido. Il documento non è vincolante per chi lo presenta (che in un secondo tempo potrebbe anche farsi da parte), ma garantirebbe altri sei mesi di ammortizzatore sociale ai lavoratori.
Il “passaggio” è stretto e il percorso è ricco di ostacoli. Perché nel frattempo la Shelbox di Castelfiorentino andrà all’asta (la prima dovrebbe tenersi a metà gennaio), ma c’è il rischio – come in qualsiasi altra vendita di questo tipo – che vada deserta. E quindi i tempi si allungherebbero, con lo “spauracchio” di sfondare la soglia del 5 marzo, data di scadenza della cassa integrazione. «Ma noi, quando e se arriverà un compratore – spiega Massimo Simoncini della Rsu – dovremo farci trovare qui dentro. Ecco perché è fondamentale che un imprenditore si faccia avanti quella data: ci permetterebbe di avere altri sei mesi di “cassa”». La Shelbox era leader nazionale nella produzione di casette mobili: «E sarebbe un peccato che la nostra professionalità andasse dispersa. Ma in questo momento la priorità per tutti noi è lavorare. Siamo pronti a frequentare corsi di formazione, a imparare un nuovo mestiere: l’importante è che la produzione riparta, al di là del settore». Il presidio va avanti ormai da undici mesi. Fatti di proteste, di manifestazioni, ma anche di spettacoli teatrali, mostre, corsi di lingue, un calendario (articolo nell’altra pagina, ndr). A gennaio i lavoratori della Shelbox parteciperanno a un’udienza generale di Papa Francesco a Roma. Insomma, ce l’hanno messa davvero tutta per gridare la loro rabbia, ma con compostezza, senza eccessi: «Abbiamo scelto di portare avanti la nostra battaglia con iniziative costruttive, ma questo – sottolinea con amarezza Simoncini – non ha pagato fino in fondo. Perché la nostra storia non è riuscita a conquistare la ribalta nazionale, a uscire fuori dai confini dell’Empolese Valdelsa». Da gennaio 2013 i dipendenti della Shelbox “piantonano” la “loro” azienda: «È difficile raccontare cosa sono stati per noi questi undici mesi. Abbiamo condiviso lo sconforto – come nel giorno del fallimento dell’azienda –, la tristezza, la paura del domani. Ma anche momenti di serenità, grazie al “calore” che ci è stato trasmesso dalla gente, come in occasione della fiaccolata dello scorso febbraio».
«Ci siamo fatti forza – aggiunge Maurizio Garofano, altro delegato Rsu targato Fiom – e abbiamo portato avanti una battaglia politica e sociale, in nome del lavoro e della dignità. Non molliamo: non restiamo qui, perché vogliamo garantire un futuro alle nostre famiglie e a quest’azienda, che sia con le casette mobili o con qualcos’altro. Continueremo a lottare all’interno – con il presidio – e all’esterno: abbiamo ricevuto tanti attestati di stima e solidarietà, la gente ci è stata vicina».
In questo periodo soltanto 17 ex dipendenti hanno trovato un nuovo impiego a tempo indeterminato, mentre un’altra ventina di persone lavorano a tempo determinato in altre aziende: «In quel caso – spiega Simoncini – l’erogazione della “cassa” viene temporaneamente congelata, per poi essere nuovamente erogata dal giorno in cui scade il contratto». E tornano al fianco degli altri 110. Con tanti punti interrogativi e una convinzione: «Noi ci siamo, noi resistiamo, noi lottiamo».
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