Sicurezza
Barnini: «Voglio ricostruire questa città dalle macerie»
In quattrocento al cinema La Perla per scoprire i progetti dell’ex segretario Pd «Empoli con il cuore nel giro, la mente in via Piovola e il “braccio” al Terrafino»
EMPOLI. Orgoglio (di essere empolesi), cura (delle piccole cose), amore (per la propria città), sfida (alla crisi e alla paura del futuro). Una città con la mente in via Piovola, il cuore nel “giro” e il braccio (operativo) nella zona industriale del Terrafino. Questa è (o meglio, sarà eventualmente) Empoli dell’era Brenda Barnini se diventerà sindaco. Ieri sera ha presentato le sue idee per la città davanti a quattrocento persone che hanno gremito la platea del cinema La Perla per scoprire il progetto dell’ex segretario del Pd dell’Empolese Valdelsa, candidata alle primarie (sempre, e questo è bene ribadirlo se ci saranno) in vista delle amministrative del maggio 2014. Nel pubblico tanti esponenti del Pd del circondario, rappresentanti delle categorie e una buona fetta dell’attuale amministrazione comunale (a cominciare dagli assessori Mori, Faraoni, Pasquinucci e Caponi), alla quale Barnini riserva qualche carezza («è un orgoglio aver azzerato le liste d’attesa degli asili») ma non risparmia critiche, talvolta indirette (perché se ci vuole più “cura”, significa che finora non ce n’è stata abbastanza), ma anche dirette, come nel caso degli “ovi”, tanto odiati dai cittadini: «Se per discutere di piste ciclabili a Empoli, il discorso cade sugli attuali delimitatori, togliamoli subito: anche perché se un tedesco arriva a Empoli e li vede – ironizza – ci resta male». E poi comunque non vuole «un’amministrazione che non ascolti la gente, un’amministrazione che se non conosci un assessore non vieni ascoltato».
Lei, renziana della prima ora, mette al centro la parola “cambiamento”: «Penso alla stagione del Dopoguerra. Questa città è ripartita dalle macerie e si è costruita un futuro lungo sessant’anni. Dobbiamo riprovarci». Allora c’era da fare i conti con la distruzione causata dal conflitto bellico, oggi le “macerie” sono il frutto della crisi, della perdita del posto di lavoro, dell’incertezza del domani: «Non ho gli strumenti per superare la crisi economica, ma sono cinque anni che aspettiamo che la crisi passi: non possiamo restare fermi in eterno. E forse non abbiamo capito che più che una crisi è in atto un processo di trasformazione e nel frattempo il Paese non ha coltivato gli strumenti per governare questo passaggio». Per far fronte a questa situazione «i Comuni devono mettere in campo misure straordinarie di sostegno alle famiglie» sulla falsariga di quanto fatto dalla Regione. Questo come tampone, ma Empoli deve avere il coraggio di guardare oltre.
A cominciare dalla zona industriale del Terrafino: «Dobbiamo creare le condizioni per dotarla di servizi, come banche, strutture ricettive e asili nido aziendali: solo così si riuscirà a trattenere le imprese».
L’altra “culla” dello sviluppo è il Polo tecnologico di via Piovola «dove lavorano già 900 persone, ma che deve crescere. Lì c’è l’innovazione che può sostenere, e di cui ha bisogno, il manufatturiero per reggere la sfida sui mercati. La programmazione settennale dei Fondi Europei mirerà a creare città “intelligenti” e noi dobbiamo sfruttare questa occasione. In via Piovola c’è spazio per le start-up innovative, che trasformino le idee in impresa». Ma qui c’è da fare i conti con l’accesso al credito. E Barnini per fotografare il (difficile) rapporto tra aspirante imprenditore e banche “utilizza” una scena del film “Tu mi turbi” in cui a Roberto Benigni viene negato un prestito perché non ha soldi né garanzie: «I Comuni e le grandi aziende del territorio devono inserirsi in questo meccanismo: devono essere loro a fornire le garanzie a chi ha buone idee».
Quindi la 32enne aspirante sindaco sposta l’attenzione sul “cuore” della città: «Penso al giro. E qui entra davvero in scena il Comune. Perché non servono soldi e neanche progetti faraonici, ma solo cura dei particolari, amore per la città. Deve essere il nostro orgoglio». Come Farinata che dà il nome alla piazza “dei Leoni” e che nel 1260 impedì ai ghibellini di radere al suolo Firenze: «Altrove un evento del genere sarebbe ricordate già nei cartelli all’ingresso della città, noi magari siamo un po’ più concreti. Però dobbiamo iniziare ad alzare la testa». E a mettere la “piazza” al centro, «perché per dirla con Calvino chi entra in una piazza si trova in mezzo al dialogo». E allora ecco che – nei piani di Barnini, a proposito delle piccole cose – una nuova potrebbe essere realizzata (abbattendo un muro e un cancello) nell’area dietro alla biblioteca Fucini, che si affaccia su via Leonardo da Vinci, ora utilizzata come parcheggio. E da lì si aprirebbe la visuale sul “corridoio della memoria”, formato da Largo della Resistenza e piazza XXIV luglio, che merita cura e rispetto per quei 29 empolesi che vi furono fucilati nel 1944: e mostra un progetto con aiuole, illuminazione e l’ipotesi di un nuovo ingresso dell’Istituto Virgilio. E l’ex Sert? «Potrebbe ospitare il co-housing (case con spazi e servizi condivisi), coinvolgendo anziani e universitari». L’ex ospedale potrebbe diventare anche “la casa delle associazione”, con un accesso da via Ridolfi, per collegarlo direttamente al “giro”».
Ora la palla passa ai cittadini. Da lunedì 16 dicembre (ore 21 al palaexpo) inizierà il lavoro dei “tavoli” di discussione suddivisi per argomenti, dove ognuno potrà portare le proprie idee da inserire nel programma di Barnini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
